Lievita il valore della manovra. Con un nuovo pacchetto di modifiche da 3,5 miliardi, il governo aggiunge un altro corposo tassello alla legge di bilancio varata due mesi fa. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si presentato di persona in Senato per annunciare l’emendamento che arriverà solo nelle prossime ore, oltre a rassicurare sull’oro di Bankitalia e su tempi e modalità d’esame. Ma la mossa a sorpresa rischia di complicare l’iter in commissione. Le opposizioni infatti insorgono e denunciano il “caos” nell’esecutivo che continua a riscrivere il testo.
Risorse aggiuntive per 3,5 miliardi
«Ho voluto chiarire giustamente al Parlamento la vicenda dell’oro perché hanno letto soltanto sui vostri giornali come è andata» e «spiegare questo emendamento governativo», ha chiarito Giorgetti. Un emendamento su Zes e Transizione 5.0, visto che «abbiamo avuto domande significative oltre le previsioni», che «riteniamo di dover almeno ragionevolmente coprire». L’emendamento, secondo quanto riferito ai senatori, vale 3,5 miliardi (che dovrebbero essere spalmati solo sul 2026) e conterrebbe misure su Zes, iperammortamento, industria 5.0, caro materiali, oltre allo spostamento del finanziamento del ponte sullo Stretto in un’altra annualità e a risorse aggiuntive – fa sapere uno dei relatori, il leghista Claudio Borghi – per il piano Casa. Considerate anche le riformulazioni arrivate nei giorni scorsi, che valgono circa 1 miliardo, il valore della manovra – che così come scritta inizialmente dal governo vale 18,7 miliardi per il 2026 – sembra destinato ad aumentare. Il nuovo emendamento del governo rischia però di complicare il calendario. La modifica è “importante” e “inevitabilmente in qualche modo un po’ di tempo in più lo prenderà”, riconosce lo stesso Giorgetti.
Tempi più lunghi
L’Aula di Palazzo Madama ha preso atto del prolungarsi dei lavori in commissione e tornerà a riunirsi oggi, martedì 16 dicembre, alle 10 per poi essere sospesa e riprendere al termine della capigruppo convocata per le 12 che dovrà stabilire un nuovo calendario dei lavori. A comunicarlo è stata la vice presidente di turno Licia Ronzulli.
Riprogrammate le risorse per il 2026 per il Ponte sullo Stretto
Una delle principali novità, che non ha mancato di aumentare lo scontro politico tra maggioranza e opposizioni, è rappresentato dal fatto che in manovra ci sarà «ci sarà una riprogrammazione» delle risorse del Ponte, come ha spiegato Liris. «C’è un ritardo di questi procedimenti – ha aggiunto – dovuto al fatto che alcune situazioni dovranno vedere delle riprogrammazioni per il fatto che per un anno non si è potuto parlare per ovvi motivi legati all’ambito giudiziario». Alla domanda se ci sarà una riprogrammazione delle risorse del Ponte, il senatore ha risposto: «Sì, dal prossimo anno». Una nota del Mit ha precisato che «il governo ha garantito la copertura finanziaria per l’opera: a causa dell’intervento della Corte dei Conti, sono in corso gli ulteriori approfondimenti richiesti e per questo i fondi sono stati ricollocati perché i cantieri saranno aperti nei prossimi mesi anziché entro fine anno come auspicato».
“Oro gestito e detenuto da Bankitalia appartiene al popolo”
Si chiude la vicenda dell’emendamento sull’oro di Bankitalia dopo il parere della Bce. «Sulla Bce siamo a posto» ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. «Nella riformulazione che ho presentato a nome del governo, riteniamo che la questione si possa considerare chiusa», ha aggiunto. Il testo dell’emendamento al Ddl bilancio sull’oro detenuto dalla Banca d’Italia, riformulato dopo il dialogo tra il ministro dell’Economia e la presidente della Bce Lagarde, secondo quanto letto dallo stesso ministro all’Ufficio di presidenza della Commissione Bilancio, recita: “Fermo restando quanto previsto dagli articoli 123, 127 e 130 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il secondo comma dell’articolo 4 del Testo unico delle norme di legge in materia valutaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, numero 148, si interpreta nel senso che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia, come iscritte nel proprio bilancio, appartengono al popolo italiano”.











