È stato depositato in commissione Bilancio del Senato il nuovo emendamento del Governo con aiuti alle imprese e Tfr. Tornano le misure per le imprese che sarebbero dovute confluire in un decreto ad hoc. Sul piano pensionistico, in particolare, viene prevista, a decorrere dal 1° luglio 2026 l’introduzione di un meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare, o “silenzio assenso”, con facoltà di rinuncia a tale adesione automatica entro sessanta giorni, per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione. La disposizione prevede inoltre modifiche di carattere ordinamentale in materia di espressione delle volontà di adesione dei lavoratori in relazione alle forme di previdenza complementare. La soluzione determina effetti finanziari connessi al prevedibile aumento delle adesioni alla previdenza complementare che si manifesterà in maniera graduale e stratificata nel tempo riguardando i lavoratori di prima assunzione.
Salta anticipo pensione vecchiaia con fondi complementari
Salta inoltre la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando gli importi di forme pensionistiche di previdenza complementare. Lo prevede il nuovo emendamento del governo alla manovra che sopprime una norma introdotta dalla legge di bilancio dello scorso anno, ottenendo così risparmi annuali fino a 130,8 milioni nel 2035 sulla spesa pensionistica nei prossimi anni. L’emendamento cancella la possibilità, in vigore dal 2025, di computare, su richiesta, anche il valore di una o più rendite di forme pensionistiche di previdenza complementare ai soli fini del raggiungimento degli importi mensili richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e se si è pienamente nel regime contributivo.
Dal 2032 anche aziende con 40 dipendenti dovranno versare il Tfr all’Inps
Prevista poi l’estensione della platea di aziende che tenute al versamento Inps delle somme per il Tfr dei lavoratori, mirando ad includere tra i soggetti tenuti al versamento del contributo con riferimento ai periodi di paga decorrenti dal 1° gennaio 2026 anche i datori di lavoro che, negli anni successivi a quello di avvio dell’attività, hanno raggiunto o raggiungano la soglia dimensionale dei 50 dipendenti (attualmente sono esclusi dall’obbligo), di fatto ampliando la platea di potenziali lavoratori che possono aderirvi. In via transitoria per il biennio 2026-2027 tale inclusione è limitata ai datori di lavoro con un numero di dipendenti non inferiore a 60. Dal 2032 è invece prevista l’estensione dell’obbligo del versamento per le aziende con un numero di dipendenti non inferiore a 40.
Gli aiuti alle imprese
Tra le altre misure previste nel documento, vengono confermati i 532 milioni destinati alle imprese che effettuano investimenti nella Zes unica. Confermata anche la non cumulabilità del bonus per la Zona economica speciale con il credito di imposta per Transizione 5.0. Il correttivo del Governo infatti precisa che l’agevolazione Zes è riconosciuta a condizione che le imprese non abbiano ottenuto il riconoscimento, con riferimento a uno o più investimenti oggetto della comunicazione integrativa, del credito di imposta rivisto per Transizione 5.0.
Sempre in tema di sostegno agli investimenti innovativi delle imprese il nuovo correttivo al ddl di Bilancio stanzia 133,289 milioni per la cosiddetta “Zes agricola”. Di queste risorse 124,60 milioni saranno destinati alle micro imprese e alle Pmi che effettuano investimenti nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli. I restanti 8,66 milioni saranno destinati alla stessa tipologia di investimenti realizzati però dalle grandi imprese.










