Il cammino per la valorizzazione delle materie prime critiche strategiche parte, in Sardegna, dalla bonifica delle discariche e trattamento dei residui di lavorazioni minerarie dismesse e da una miniera in fase di riattivazione.
Due percorsi paralleli al centro della visita compiuta, le scorse settimane, da una una delegazione composta da figure tecniche e dirigenziali di Mimit, Mase, Ispra e assessorato regionale dell’Industria in quattro siti della Sardegna: Monteponi, Portovesme, a Montevecchio e Silius.
In queste aree si gioca la partita dei materiali critici strategici e dell’economia circolare, dove la bonifica dei territori, che devono fare i conti con i residui delle lavorazioni del secolo scorso, diventa occasione per il recupero di nuova materia prima.
«Grazie al progetto Urbes (“Urban Mining and Extractive waste information System”), finanziato con fondi Pnrr – sottolineano dal Mimit – si valorizzeranno i residui minerari, che in Sardegna si stimano essere circa 70.000.000 metri cubi, con recupero di ferro, piombo, zinco e terre rare, risolvendo simultaneamente anche le problematiche sociosanitarie connesse alla mobilitazione degli inquinanti». Le mineralizzazioni principali, sottolineano gli autori di uno studio della Regione, «sono rappresentate da piombo, zinco, argento, rame, antimonio, fluorite e carbone».
Le aree interessate
Una delle aree di maggior interesse è quella di Monteponi, alla periferia della città di Iglesias. Zona considerata di rilevanza storica e paesaggistica della Regione per i residui minerari dell’attività estrattiva dell’area. E poi Masua, sito minerario a picco sul mare, e Montevecchio dove sono in fase di avvio gli interventi di bonifica e risanamento delle aree degradate. Dal trattamento degli scarti di lavorazione si potranno ricavare materiali critici e, in qualche caso, anche Terre rare, ossia qualcuno dei 17 elementi della tavola periodica che dallo scandio arrivano al lutezio.






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