Ora che, dopo la sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria, la decadenza di Mimmo Lucano da sindaco di Riace si è fatta tutta una questione di diritto, si attende la pronuncia della Cassazione. «Il ricorso è pronto – avverte l’avvocato Andrea Daqua che difende Lucano con il collega Giuliano Saitta – come la richiesta della sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza che sarà presentata dopo il deposito del ricorso».
La lunga vicenda giudiziaria di Lucano
Protagonista di una lunga e clamorosa vicenda giudiziaria per la gestione dei flussi dei migranti per la quale, nell’ambito del processo Xenia, era stato condannato in primo grado a 13 anni e due mesi dal Tribunale di Locri e, di fatto, assolto in Appello con una residua condanna a 18 mesi (con pena sospesa) per falso in atto pubblico, relativamente a una determina comunale, Lucano è tornato sindaco di Riace nel giugno del 2024, dopo essere stato eletto, quasi contemporaneamente, anche europarlamentare per Avs.
Accertamenti sulla incandidabilità del sindaco
Da subito la Prefettura di Reggio Calabria aveva chiesto l’accertamento della sua incandidabilità per effetto della legge Severino, procedendo per via giudiziale, considerata “l’inerzia del consiglio comunale per gli adempimenti di competenza”, chiaramente a sostegno del sindaco.
Daqua, la legge Severino non può essere applicata
«Secondo logica giuridica, senza che sia stato acclarato, da parte del giudice penale, l’abuso dei poteri o la violazione dei doveri di pubblico ufficiale, che sono requisiti per la decadenza – continua Daqua che difende Lucano dal 2018 – e senza l’applicazione della sanzione accessoria della interdizione dai pubblici uffici prevista espressamente dall’articolo 31 del codice penale, proprio per l’ipotesi in cui il fatto è stato commesso con abuso di potere, al caso di Lucano non può essere applicata la legge Severino». Come invece sostiene il giudice elettorale chiamato a esprimersi sull’incandidabilità del sindaco di Riace.
Il ricorso in Cassazione
L’ultima parola sarà quella della Cassazione che dirimerà la questione, analizzando le valutazioni del giudice penale, quelle che hanno escluso l’abuso di potere e quindi i requisiti per la decadenza di Mimmo Lucano da sindaco di Riace, contrariamento a quanto dichiarato dal giudice elettorale. «È una situazione unica nel panorama giuridico italiano – conclude Daqua – una questione abnorme che potrebbe presentare anche profili di illegittimità costituzionale».

