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Home » Minetti, la Procura uruguayana indaga sull’adozione del bimbo e sugli spostamenti della coppia
Politica

Minetti, la Procura uruguayana indaga sull’adozione del bimbo e sugli spostamenti della coppia

Sala StampaDi Sala StampaAprile 30, 202613 min di lettura
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Minetti, la Procura uruguayana indaga sull’adozione del bimbo e sugli spostamenti della coppia

La giustizia uruguayana si sarebbe messa in moto per indagare sulla regolarità degli spostamenti della coppia Minetti-Cipriani. Sinora nessuna comunicazione ufficiale ma secondo quanto pubblica ‘Cadena del mar’, la Procura avrebbe richiesto un esame approfondito dei registri di entrata e uscita del nucleo familiare dal Paese, concentrando l’esame sui controlli di transito internazionale, nonché su altri punti e mezzi di controllo delle frontiere. Allo stesso modo, fonti di polizia hanno fornito indizi preliminari che potrebbero indicare possibili incongruenze nei meccanismi di registrazione e identificazione dei passeggeri accompagnatori, il che permette di avviare un’indagine volta a determinare l’eventuale esistenza di irregolarità amministrative o procedurali.

Il bambino che poi venne adottato da Nicole Minetti ha vissuto per due anni, seppur a tempo parziale, con un’altra coppia di Maldonado che puntava alla sua adozione, poi negata dall’Inau (Istituto Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza). Lo rende noto la tv uruguayana Telenoche, che ha sentito la coppia, che smentirebbe dunque la tesi che il bambino non avesse alcuna famiglia disponibile ad adottarlo, eccezion fatta per la ex consigliera regionale lombarda. Questa seconda coppia afferma di aver avuto contatti con il bambino e di aver avviato la procedura di preadozione prima che l’Inau prendesse la sua decisione.

Insomma, quello che doveva essere l’ultimo capitolo della lunga parabola giudiziaria di Nicole Minetti si è trasformato in un terremoto istituzionale che coinvolge il vertice della Repubblica. Il presidente Sergio Mattarella, attraverso l’ufficio stampa del Quirinale, ha chiesto formalmente al Ministero della Giustizia di riscontrare con “cortese urgenza” la fondatezza di quanto riportato da recenti inchieste giornalistiche in merito alla grazia concessa all’ex consigliera regionale lo scorso 18 febbraio. L’ex igienista dentale era stata graziata da Mattarella per via delle “gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore”, di cui non si sarebbe potuta prendere cura se avesse scontato la condanna.

Il Ministero della Giustizia ha già firmato l’autorizzazione per nuove “capillari verifiche”. Se dovesse emergere che la grazia è stata ottenuta tramite una falsa rappresentazione della realtà, si aprirebbe uno scenario giuridico inedito: la possibile revoca o nullità dell’atto di clemenza. Gli esiti delle prime ispezioni di via Arenula sono attesi entro le prossime 24 ore.

 

Verifica sull’autenticità sentenza di adozione in Uruguay

La procura Generale di Milano sta acquisendo in Uruguay, per verificarne la veridicità, la sentenza di adozione del figlio di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani. L’accertamento è uno di quelli richiesti dal Ministero nel supplemento di indagine che si è reso necessario in seguito all’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano. Quando venne presentata la richiesta di clemenza, nell’agosto scorso, l’atto dei giudici del Paese sudamericano poi recepito da quelli italiani era stato prodotto dai legali di Minetti.

Secondo quanto risulta alla Procura generale di Milano, a oggi, Nicole Minetti è incensurata all’estero e non risultano precedenti penali o indagini pendenti sull’ex igienista dentale. Gli accertamenti relativi alla veridicità della documentazione posta a sostegno della richiesta di grazia – su cui la Procura generale milanese, guidata da Francesca Nanni, e con il sostituto Gaetano Brusa, ha fornito parere favorevole – saranno estesi alla supposta presenza in Spagna (per delle feste) dell’ex consigliera regionale lombarda, oltre ad altri aspetti, già oggetto dell’inchiesta giornalistica, sulla sentenza di adozione di un minore e sulla villa-ranch di La Barra, in Uruguay, del compagno di Minetti.

 

Pg: “Accertamenti urgenti su fatti gravissimi, potremmo modificare parere”

La Procura Generale di Milano ha fatto partire “accertamenti” attraverso l’Interpol “a tutto campo e con urgenza”, “su fatti indicati gravissimi”, quelli riportati dall’inchiesta de Il Fatto Quotidiano. I magistrati vogliono avere informazioni e documenti anche dall’estero, come dall’Uruguay, “su tutte le persone” di cui si parla, anche la stessa ex igienista dentale e il compagno Giuseppe Cipriani, oltre alla documentazione del Tribunale uruguayano sulla causa per il minore (che la donna avrebbe assistito, motivazione sulla quale si è fatto leva per la richiesta di grazia). Lo hanno spiegato la pg Francesca Nanni e il sostituto pg Brusa. Al termine delle verifiche invieranno un parere al Ministero. Gli accertamenti disposti con urgenza, in linea teorica e quando saranno definiti il più presto possibile, “potrebbero portare ad una modifica del nostro parere”, che prima era stato positivo, ha chiarito la procuratrice generale Nanni.

Pg Milano: “Abbiamo la coscienza a posto”

“Abbiamo agito sulla base della delega del Ministero, delega classica attivata in casi simili. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare e abbiamo fatto gli accertamenti. Il Ministero li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti. Ora l’interesse di tutti è chiarire i fatti indicati” hanno spiegato ancora la procuratrice generale ai giornalisti.

La Procura Generale di Milano, qualora l’istanza di grazia di Nicole Minetti si rivelasse fondata su elementi incongruenti e non veritieri, trasmetterà gli atti alla Procura per l’apertura di una indagine a carico dell’igienista dentale: si apprende  da ambienti giudiziari milanesi. Tra gli accertamenti delegati all’Interpol, ci sono anche quelli che riguardano il periodo in cu Minetti avrebbe soggiornato a Ibiza. Da quanto si è saputo, vista l’urgenza, il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa avrebbe chiesto di essere informato anche in caso di esiti parziali degli accertamenti.

L’azienda ospedaliera di Padova: “Mai curato il bimbo”

Il professor Luca Denaro, direttore dell’Uoc Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale dell’Azienda Ospedale Università Padova, “ribadisce di non aver mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e conferma di non aver mai avuto in cura il bambino”, riferisce una nota dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova. Il nome di Denaro figura nella ricostruzione giornalistica circa il percorso che ha portato alla concessione della grazia presidenziale.

Attivata con massima urgenza anche l’Interpol

“Di concerto con il procuratore generale siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell’Interpol, con massima urgenza. Andremo avanti finché non troviamo tutti gli elementi, positivi o negativi. Ripeteremo accertamenti anche in Italia sull’autenticità di documenti sanitari ed altro. Tutte le circostanze sono oggetto di accertamento: dalle modalità di adozione all’estero alla morte del legale della madre biologica del bimbo. Se incontreremo ostacoli, faremo un passo successivo per una rogatoria” specifica il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Gaetano Brusa.

Sisto a Rainews24: “La procedura di grazia ha rispettato le regole”

“La procedura relativa alla grazia a favore di Nicole Minetti si è svolta nel pieno rispetto delle norme. L’istanza è stata presentata dalla condannata al presidente della Repubblica, che, come usuale, ha trasmesso gli atti al Ministero della Giustizia per l’istruttoria. Quest’ultima è stata demandata, come previsto, alla Procura generale competente, in questo caso quella di Milano, che ha operato in totale autonomia, svolgendo tutti gli accertamenti necessari sulla base della documentazione fornita dalla condannata e dalla sua difesa”: così a Rainews 24 il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto. “Il ministero ha poi raccolto gli esiti e ha espresso un parere, non una proposta, non vincolante, risultato favorevole in base agli elementi trasmessi e disponibili. Oggi emergono elementi nuovi riportati dalla stampa: plaudendo al giornalismo d’inchiesta, è comunque corretto che tali notizie vengano verificate, e con attenzione. Se dovessero risultare significative difformità rispetto a quanto rappresentato dalla richiedente la grazia, sarà altrettanto corretto trarne le debite conseguenze”.

Parla l’autore dell’inchiesta: “Ci sono cose che non si possono scrivere, come i nomi”

La mia inchiesta? “Qualcosa è iniziato a non tornare nel momento in cui abbiamo avuto da una parte la richiesta della grazia, quindi tutto quello che è stato prospettato per averla, e dall’altra delle fonti in Uruguay che raccontavano che le cose stavano diversamente: Minetti non aveva cambiato vita, faceva feste insieme al compagno con queste ragazze che andavano e venivano saltando i controlli dell’immigrazione”. Lo ha ribadito il giornalista del Fatto Quotidiano Thomas Mackinson, autore dell’inchiesta,  intervenuto nella trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora. “Secondo i racconti di chi c’era, di giorno si accoglievano i bambini dell’orfanotrofio e Cipriani serviva i pasti, mentre nel weekend e la notte arrivavano le ragazze: argentine, brasiliane, uruguayane, c’era un tariffario a seconda della nazionalità e del gradimento”.

Un tariffario? “Sicuramente le più richieste erano le argentine e le italiane, quelle locali erano la ‘fascia bassa’ per così dire. Da quello che ho capito erano delle professioniste”. Lei è stato in Uruguay?, hanno chiesto a Mackinson: “No, ho fatto quello che si poteva fare di qui: mi sono attaccato al telefono e ho iniziato a chiamare la procura locale e tutti quelli che ruotavano intorno alla proprietà, ho parlato con persone che hanno vissuto o lavorato lì, che sono state a contatto con questa coppia”. La sua inchiesta è terminata qui o c’è dell’altro? “Ci sono cose che non si possono scrivere e altre che forse potranno esser scritte”. Cos’è che non si può scrivere? “Ad esempio, le frequentazioni di questa villa, chi ci andava. Spero di poter scrivere questi nomi, primo o poi di poter chiudere il cerchio di questa storia”. Dal Quirinale l’ha cercata qualcuno? “Quando siamo usciti con le prime puntate – ha concluso il giornalista del Fatto -, c’è stato un interessamento ed uno scambio”.

L’inchiesta: dal ranch in Uruguay al mistero del bambino

Il caso è esploso sabato 25 aprile, quando Il Fatto Quotidiano ha pubblicato una serie di servizi che mettono in dubbio le motivazioni umanitarie alla base del provvedimento di clemenza. Secondo il quotidiano: Minetti avrebbe gestito a Maldonado una villa e uno yacht per conto del compagno Giuseppe Cipriani, organizzando serate con escort e ospiti internazionali. La grazia sarebbe stata concessa per permettere alla Minetti di accudire un bambino presentato come “abbandonato” e bisognoso di cure specialistiche. L’inchiesta sostiene invece che i genitori biologici siano vivi, sebbene poveri, e che la madre sia misteriosamente scomparsa proprio nel febbraio 2026. Viene citata la morte sospetta (carbonizzata) dell’avvocata che difendeva la madre biologica del minore, avvenuta dopo che la Minetti e Cipriani avevano ottenuto l’affidamento del bambino tramite una causa legale nel 2023.

Nicole Minetti (@web)

Le frasi di Ranucci sulla presenza di Nordio in Uruguay, la Rai invia una lettera di richiamo al conduttore di Report

La Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci – a quanto apprende l’ANSA – una lettera di richiamo per le dichiarazioni rese dal giornalista nell’ultima puntata di È sempre Cartabianca, su Rete4, sul ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ospite del programma di Bianca Berlinguer, Ranucci aveva parlato di una testimonianza raccolta secondo la quale il guardasigilli sarebbe stato ospite del ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in Uruguay.

La Rai, nella lettera, contesta al conduttore di Report di aver diffuso una notizia non verificata come da lui stesso ammesso. Inoltre Ranucci, secondo l’azienda del servizio pubblico, era autorizzato esclusivamente a presentare il suo libro e non a partecipare a discussioni di attualità in una trasmissione concorrente. Infine nella lettera si precisa che non verrà fornita alcuna tutela legale qualora il ministro dovesse adire le vie legali.

Secondo la Rai – si apprende ancora – i propri dipendenti devono rispettare i principi del servizio pubblico anche quando si esprimono al di fuori delle trasmissioni aziendali. Per questo, contesta al conduttore la diffusione di una notizia non verificata, a prescindere dal fatto che possa in futuro eventualmente rivelarsi vera. Di conseguenza, l’azienda non intende offrire copertura legale, come invece normalmente fa per le inchieste che vanno in onda su Report, qualora il ministro Nordio dovesse dare seguito all’annuncio di un’iniziativa legale.

La difesa del Colle: “Ci siamo fidati dei documenti”

Dal Quirinale filtrano precisazioni importanti: il capo dello Stato non dispone di strumenti autonomi d’indagine. La decisione si è fondata esclusivamente sul parere favorevole del Ministro della Giustizia e sulla documentazione fornita da via Arenula, che descriveva un quadro clinico e familiare critico. Secondo la sentenza 200/2006 della Corte Costituzionale, l’istruttoria spetta infatti interamente al Ministero. Il sostituto procuratore Brusa ha confermato all’ANSA che a fine 2025 “il quadro era completo e non emergevano anomalie”, basandosi sui riscontri sanitari effettuati dai Carabinieri.

 

Karima Al Mahrough al processo Ruby Ter 3

Karima Al Mahrough al processo Ruby Ter 3 (Ansa)

La replica di Nicole Minetti

L’ex consigliera lombarda, intanto, non ci sta e affida ai suoi legali una nota durissima. Le informazioni sono definite “prive di fondamento e gravemente lesive”. È stata annunciata una formale diffida contro la testata giornalistica e l’avvio di azioni legali nelle sedi competenti per tutelare la privacy della famiglia e dei minori coinvolti. La grazia era intervenuta a estinguere il residuo di un cumulo pene totale di 3 anni e 11 mesi:

2 anni e 10 mesi (Ruby-bis) per favoreggiamento della prostituzione, legato alla gestione degli alloggi di via Olgettina, ai pagamenti delle ragazze e al celebre affidamento della minorenne Ruby Rubacuori, la notte del 27 maggio 2010. 1 anno e 1 mese (Rimborsopoli) per peculato, a causa dell’uso improprio di fondi pubblici della Regione Lombardia per spese personali.

Minetti: “Indebita esposizione mediatica per mio figlio”

“Ritengo doveroso intervenire per tutelare la mia persona, la mia famiglia e soprattutto mio figlio, gravemente esposti a una indebita e ingiustificata esposizione mediatica”. A dirlo, in una nota, è Nicole Minetti. “Sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori”. Minetti precisa inoltre “di non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna”.

“Di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili”. Così, in una nota, Nicole Minetti. “In tale contesto – aggiunge –  è stata individuata una struttura altamente specializzata a Boston, dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso”.

Celli (Anm), gravissimo se le notizie su Minetti fossero confermate

“Se fossi io il presidente della Repubblica, non avrei dato la grazia in una condizione come quella rappresentata dai giornali. Se le notizie fossero confermate, sarebbe gravissimo: vorrebbe dire che il capo dello stato è stato ingannato” dice a RaiNews24 Stefano Celli, vicesegretario Anm (Associazione Nazionale Magistrati) in merito alla vicenda.

Le opposizioni al Senato chiedono un’informativa di Nordio

I gruppi di opposizione al Senato hanno chiesto che il ministro della Giustizia riferisca in Aula, con un’informativa sul caso della grazia a Nicole Minetti. I capigruppo di Pd, M5s e Avs l’hanno riferito al termine della conferenza dei capigruppo, a cui hanno sottoposto la richiesta. “È una vicenda che sta facendo sentire tutti disorientati perché non era mai successo che un fascicolo inviato al Quirinale fosse opaco e poco trasparente” ha detto Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd. La richiesta di un’informativa “prima possibile” è stata ribadita in Aula a inizio seduta.

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