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Home » Morto Sandro Munari: il “Drago” che rese grande l’Italia dei rally
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Morto Sandro Munari: il “Drago” che rese grande l’Italia dei rally

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 28, 20264 min di lettura
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Morto Sandro Munari: il “Drago” che rese grande l’Italia dei rally

La scomparsa di Sandro Munari a un mese dagli 86 anni di vita, segna la fine di un’era per l’automobilismo mondiale. Nessuno può restituirci lo spessore dell’uomo e del campione meglio di chi ha condiviso con lui la polvere delle strade e la gloria dei podi: Cesare Fiorio, lo storico team manager Lancia. Il suo ricordo è netto: «Sandro Munari è stato il più grande campione che abbia militato nelle file della Lancia». Secondo Fiorio, Munari ebbe il merito immenso di portare il marchio «ad altissimo livello» , e lo fece in un momento pionieristico, «in quel periodo in cui la Lancia non era una squadra assolutamente vincente come lo è diventata dopo». Anche sul suo celebre soprannome, il manager ammette un velo di mistero, pur riconoscendone il carisma: «Il Drago? Non ho mai saputo chi glielo abbia dato, ma rendeva bene l’idea».

Segnò un’epoca

Il valore storico di Munari risiede nell’aver scardinato il dominio dei piloti nordeuropei. Fiorio ricorda con orgoglio che, prima di lui, «gli italiani non erano famosi come rallysti quanto lo erano i nordici». Munari fu l’uomo della svolta: «Lui ha fatto vedere che anche da noi sappiamo fare quelle cose lì, e lo sappiamo fare anche meglio di loro». Tra i due esisteva un legame profondo, essendo quasi coetanei: «Avevamo più o meno la stessa età e condividevamo le stesse emozioni». Per Fiorio, vedere un talento tricolore imporsi nel mondo è stata la soddisfazione più grande: «Portare un italiano a quei livelli è stata per me una grandissima soddisfazione» , concludendo che Sandro rimarrà per sempre «sicuramente un grandissimo campione».

La carriera agonistica di Munari è una successione di imprese che hanno trasformato il rally in un fenomeno di massa. Dopo gli esordi come navigatore, la sua ascesa come pilota è stata fulminea, culminando nel leggendario 1972: l’anno della prima di quattro vittorie al Rally di Monte Carlo con la piccola Lancia Fulvia HF 1600 e del trionfo alla Targa Florio su pista con la Ferrari 312 PB insieme all’eclettico Arturo Merzario proprio nell’anno del suo debutto con la Ferrari in Formula 1. Queste vittorie dimostrarono una versatilità rara, capace di domare sia i tornanti innevati che i circuiti più impegnativi del mondo, confermando la sua statura di atleta completo e collaudatore sopraffino.

La Lancia Stratos

Il sodalizio con la Lancia Stratos HF ne ha poi segnato la definitiva consacrazione internazionale. Con la indimenticabile coupé da Bertone, Munari ha dominato la scena mondiale conquistando altre tre vittorie consecutive a Monte Carlo (1975, 1976, 1977), precedute dalla prima vittoria globale per la Stratos, il Sanremo del 1974. Il piccolo di carriera è stato l’aggiudicazione della Coppa FIA Piloti nel 1977, il massimo riconoscimento dell’epoca prima dell’istituzione del titolo “di campione del mondo” ufficiale. Memorabile anche la prima medaglia ‘tosta’ per la Stratos ancora in fase di sviluppo, con il successo al Tour de France Automobile del 1973: si trattava di una combinazione di prove speciali in strada, gare in circuito e in salita, oltre a lunghe trasferte con il traffico aperto, per un totale di oltre 3.000 km a ritmo di gara in meno di una settimana. Lì il passo corto, il peso ridotto, il motore Ferrari V6 e la grande agilità di quell’ottimo progetto italiano stavano iniziando a far ben sperare sui possibili trionfi che poi arriveranno negli anni seguenti.

Oltre infine ai traguardi di prestigio nei rally classici come il Sanremo o il Tour de Corse, Munari è rimasto nel cuore degli appassionati per la sua capacità di sfidare i deserti africani e per aver dedicato gli anni della maturità alla formazione, lasciando in eredità una scuola di guida sicura che ha istruito generazioni di automobilisti. Grazie a un’esperienza maturata fra le file Abarth e nelle attività Fiat di Balocco, Munari sulla fine degli anni novanta diventò il coach di nuovi piloti più all’avanguardia, sia per il metodo e filosofia di guida, sia per il legame con il mondo delle corse e anche per la professionalizzazione della figura dell’ex pilota a istruttore permanente.

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