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Home » Nasa svela i piani per la futura base lunare: ecco come sarà
Tecnologia

Nasa svela i piani per la futura base lunare: ecco come sarà

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 27, 20263 min di lettura
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Nasa svela i piani per la futura base lunare: ecco come sarà

La Nasa ha svelato i piani aggiornati per la costruzione di una base lunare permanente, accompagnando la presentazione con simulazioni digitali che illustrano habitat modulari, rover autonomi, droni per l’esplorazione e grandi lander destinati a operare vicino al polo sud della Luna. 

Il progetto rientra nel programma Artemis e punta a creare entro il 2032 una presenza umana stabile sulla superficie lunare, dopo la recente missione Artemis II che ha riportato astronauti in orbita attorno alla Luna per la prima volta dai tempi dell’Apollo, con equipaggi in grado di vivere in abitazioni definite “semi-permanenti”.

La roadmap è stata presentata martedì durante una conferenza stampa da Carlos García-Galán, responsabile del programma Moon Base della Nasa, e dall’amministratore dell’agenzia Jared Isaacman. 

Il piano è articolato in tre fasi: una fase di esplorazione robotica fino al 2029, una fase di costruzione delle infrastrutture tra il 2029 e il 2032 e infine l’avvio di una presenza continuativa sulla Luna a partire dai primi anni Trenta. 

Nella prima fase saranno inviate sulla superficie lunare sonde automatiche, droni autonomi capaci di spostarsi a balzi sul terreno accidentato e nuovi veicoli per il trasporto di strumenti scientifici e astronauti. La Nasa prevede circa 25 lanci entro il 2029 e l’invio di almeno quattro tonnellate di carico sulla Luna. 

Tra le aziende coinvolte figurano Blue Origin di Jeff Bezos, SpaceX di Elon Musk, Intuitive Machines, Astrobotic, Firefly Aerospace, oltre ai costruttori dei rover lunari Astrolab e Lunar Outpost. Blue Origin fornirà i lander destinati al trasporto dei veicoli di superficie, mentre Firefly Aerospace dovrebbe consegnare i primi droni autonomi lunari. SpaceX resta invece centrale nello sviluppo dello Starship Human Landing System, il mezzo scelto per portare gli astronauti sulla superficie della Luna. 

Uno dei punti chiave del programma riguarda proprio la mobilità e l’autonomia operativa. I rover dovrebbero consentire agli astronauti di percorrere lunghe distanze nel difficile ambiente del polo sud lunare, mentre i droni avranno il compito di mappare il territorio, monitorare infrastrutture e delimitare le aree operative della futura base.

La seconda fase del progetto prevede la costruzione delle infrastrutture energetiche e logistiche necessarie alla permanenza umana. La Nasa punta a realizzare habitat modulari, sistemi di supporto e impianti alimentati da energia nucleare e solare, inclusi reattori a fissione progettati per garantire continuità energetica nelle regioni polari lunari.

Il polo sud lunare è considerato strategico perché nei crateri permanentemente in ombra potrebbe essere presente ghiaccio d’acqua utilizzabile per produrre ossigeno, acqua potabile e carburante. La futura base dovrebbe quindi diventare non solo un laboratorio scientifico, ma anche una piattaforma per preparare missioni verso Marte.

Sullo sfondo c’è la competizione spaziale sempre più agguerrita con la Cina, che punta a portare astronauti sulla Luna entro il 2030. La Nasa vuole riportare esseri umani sul suolo lunare prima della fine dell’attuale mandato presidenziale e considera il programma Artemis decisivo per consolidare una presenza americana stabile nello spazio profondo.

Restano però molte incognite sui tempi reali del progetto. La stessa stampa internazionale sottolinea che il calendario annunciato dalla Nasa viene considerato molto ambizioso, soprattutto per i ritardi accumulati nello sviluppo dello Starship Human Landing System di SpaceX, il veicolo scelto per trasportare gli astronauti sulla superficie lunare. Intervistato dalla BBC, lo scienziato specializzato nello studio della Luna Simeon Barber dell’Open University ha osservato che “la sfida principale resta portare gli astronauti sulla superficie lunare”, aggiungendo che non sarebbe sorprendente se la Cina riuscisse ad arrivare prima degli Stati Uniti sulla Luna.

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