E poi c’è il turismo, che se per alcuni territori rappresenta una criticità, per altri diventa un’importante leva economica: «Nei casi di overtourism delle grandi città si ha un effetto negativo, perché l’afflusso turistico troppo elevato tende a espellere residenti e negozi locali. Ma nei casi di undertourism, ovvero quando si rimane sotto la soglia di affollamento sostenibile (quindi nella grande maggioranza delle località italiane), il turismo genera prosperità, sostiene la presenza delle attività garantendo il reddito dei residenti».
A giocare un ruolo sono anche demografia e logistica: popolazioni più anziane e località più difficili da raggiungere contribuiscono a conservare l’importanza di quelle reti locali fatte da piccoli esercizi familiari. Non a caso, anche la ricerca pubblicata a febbraio 2026 da Agata Maria Madia Carucci, Valeria Marzocca e Roberto Antonello Palumbo di Istat e Annamaria Fiore di Arti Puglia, aveva mostrato come, nel periodo 2014-2022, fossero state le aree interne, normalmente considerate più vulnerabili ai processi di desertificazione, a mostrare una maggiore capacità di mantenimento del tessuto commerciale.
Occupazione e settori
Per quanto riguarda il numero degli addetti, la media nazionale elaborata da Nomisma parla di una crescita del 21,2% negli ultimi dieci anni. Un dato all’apparenza in contrasto con quello dei negozi, ma nella realtà giustificato da settori ad alto bisogno di personale comeristorazione, salute e cura della persona e articoli per l’edilizia, gli unici a non mostrare sofferenza nelle rilevazioni tra 2015 e 2025. La spinta data da questi comparti all’occupazione è marcata, tanto che in nessuna Provincia italiana si registra un calo di dipendenti. Al contrario, la crescita generalizzata raggiunge vette del 37,2% a Matera, del 36,8% a Sassari e del 35,9% a Siracusa.
Nel complesso, il commercio locale in Italia conta 1,196 milioni di unità locali e quasi 2,85 milioni di addetti. Si tratta rispettivamente del 18,7% delle unità e del 14,4% degli addetti sul totale delle attività economiche presenti sul territorio nazionale. Del 1,196 milioni di unità locali, i negozi di vicinato rappresentano circa i due terzi (760mila), mentre la ristorazione conta le rimanenti 436mila. Quest’ultima però impiega molto personale: 1,5 milioni di addetti, contro gli 1,35 milioni del commercio.
L’evoluzione non è uguale per tutti i comparti. Tra il 2015 e il 2025 la ristorazione è cresciuta del 26,2%, mentre salute e cura della persona (+0,4%) e articoli per l’edilizia (-2,3%) hanno sostanzialmente tenuto. Le contrazioni più forti riguardano invece cultura e svago (-28%), tessile, abbigliamento e accessori (-21,4%), ferramenta (-17,8%) e gioiellerie (-15,4%).

