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Home » Next Appennino, dal piano di ricostruzione post sisma 18mila nuovi posti di lavoro
Economia

Next Appennino, dal piano di ricostruzione post sisma 18mila nuovi posti di lavoro

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 20, 20264 min di lettura
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Next Appennino, dal piano di ricostruzione post sisma 18mila nuovi posti di lavoro

Nell’impatto da 3,8 miliardi di euro sul Pil e negli oltre 18mila posti di lavoro che verranno creati non c’è solo l’edilizia tra i settori rilanciati dal programma Next Appennino, nato per la riparazione socio economica e il rilancio delle regioni colpite dagli eventi sismici dal 2016 in poi, Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio. C’è anche molta manifattura, soprattutto meccanica. La spiegazione di questi dati relativi al triennio 2027 – 2029, frutto delle rielaborazioni del Cresme su dati Istat, Inps e Ministero del lavoro, per il senatore di Fratelli d’Italia, Guido Castelli, Commissario straordinario di Governo per la riparazione, l’assistenza alla popolazione e la ripresa economica di questi territori, è nel fatto che «non ci siamo occupati solo di edifici da ricostruire, ma abbiamo pensato allo sviluppo. Siamo diventati una sorta di “Agenzia dell’Appennino centrale” danneggiato dal terremoto dove esistono fior di aziende manifatturiere. Dal programma sono nati grandi contratti di ricerca con investimenti importanti in aziende come Lube, Ariston Thermo, Sanofi, per citarne alcune».

I contratti di ricerca e il rilancio delle imprese

Dato che i contratti di ricerca normalmente riguardano progetti sopra i 20 milioni e che l’Italia è il Paese delle Pmi «abbiamo pensato di prototipare questi contratti in un range tra 1,5 e 20 milioni in modo da far sì che potessero essere di stimolo alla ricerca per imprese anche più piccole e medie, non solo per grandi realtà – continua Castelli -. È nata così una nuova forma di sostegno alle imprese e sono emersi impegni significativi, anche perché abbiamo sempre scelto di premiare l’indice di innovazione, consapevoli del fatto che nelle imprese o si innova o si muore».

Ci sono diversi casi di imprenditoria che si è rilanciata nel territorio. Qualche esempio. Ad Amatrice l’eccellenza del caseificio Petrucci ha potuto resistere alla crisi, rilanciando la sua produzione e distribuzione; a Corridonia, in provincia di Macerata, l’innovazione produttiva di L:A:S – Laser Art Style ha saputo coniugare tradizione artigianale e innovazione tecnologica, diventando un punto di riferimento nel settore dell’home décor, della moda e degli interni automotive; ad Ascoli Piceno, si è affermato il progetto della start up Centauroos che ha saputo convertire le macerie del sisma in elementi edili di arredo urbano e di design.

Le tre crisi: sismica, demografica e climatica

L’Italia è una terra di terremoti, l’ultimo del 2016 è stato quello che ha avuto un approccio sistemico più pronunciato. Per questo, dice il Commissario Castelli, «ci siamo posti non solo il problema di riparare le case e le scuole, ma anche di rilanciare territori che altrimenti sarebbero stati a rischio spopolamento e deindustrializzazione, con conseguenze gravi anche sotto il profilo idrogeologico, perché nelle aree montane spopolate si acuisce la fragilità». La crisi sismica del 2016 si è intrecciata con quella demografica e climatica nelle Regioni del centro Italia «con un declassamento delle loro caratteristiche sociali ed economiche tant’è che Umbria e Marche sono state collocate in transizione, come il Meridione, con l’estensione delle due regioni nella Zes del Sud – evidenzia il Commissario Castelli -. Il sisma però non ha fatto altro che aggravare una crisi preesistente ed è per questo che abbiamo messo al centro del piano il rilancio economico e sociale di queste zone. Avevamo a disposizione due miliardi di Fondo complementare dedicato ai grandi cantieri dal 2016 in poi, a cui abbiamo aggiunto L’Aquila anche se il terremoto era del 2009».

Gli investimenti

Nella distribuzione degli investimenti, «una prima parte, oltre un miliardo di euro, ha riguardato il rilancio delle infrastrutture viarie e di quelle digitali che sono fondamentali perché ci sia ricucitura a livello nazionale: la geografia spesso impedisce ciò che la tecnologia e le connessioni digitali oggi permettono ed è per questo che abbiamo anche sostenuto la nascita di 4 Data center. Tra l’altro stiamo digitalizzando gli archivi dei 138 Comuni del cratere». La Misura B del piano Next Appennino ha due articolazioni che riguardano il rafforzamento dei centri di ricerca universitari «con 62 milioni di investimenti, in una logica di miglioramento dell’attrattività verso i giovani e delle loro competenze. Abbiamo messo insieme le 12 Università del territorio centrale per organizzare centri di ricerca che hanno lo scopo di aumentare l’offerta formativa universitaria. Complessivamente si tratta di oltre 700 milioni di risorse già in corso di erogazione che riguardano per la maggior parte piccole e medie imprese (538 milioni) e il terzo settore.. Abbiamo voluto favorire uno stimolo agli investimenti ad ogni livello», spiega Castelli.

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