Dopo l’informativa su Hormuz dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, che hanno confermato la partenza di due navi cacciamine verso Gibuti (approderanno a Hormuz solo a missione internazionale approvata, a tregua stabile e previo voto delle Camere), tocca a Giorgia Meloni affrontare l’arena parlamentare.
«Approfitto per dire che entro l’estate sarà adottata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia» ha detto la presidente del Consiglio al Premier Time in Senato, rispondendo a un’interrogazione di Azione sull’istituzione di una cabina di regia per affrontare le priorità strategiche del Paese.
La premier viene incalzata dalle opposizioni sui dossier economici, connessi però pure al conflitto scatenato da Trump e Netanyahu: oltre all’energia, caro vita, salari, giovani in fuga, produzione industriale, Pnrr.
Davanti agli affondi di Francesco Boccia (Pd), Stefano Patuanelli (M5S), Peppe De Cristofaro (Avs) e Matteo Renzi (Italia Viva) Meloni rivendica il decreto sul «salario giusto», il piano casa, il Pnrr quasi in porto, l’indice Eurostat del rischio di povertà al minimo storico.
La difesa degli interessi nazionali
La premier ribadisce che il Governo è determinato a fornire risposte a cittadini e imprese: avanti, dunque, con il pressing sulla Ue per scomputare dal Patto di stabilità le spese per l’energia come concesso per la difesa. E avanti con tutte le iniziative necessarie per «difendere gli interessi nazionali», a partire dal nucleare. Avrà gioco facile, la premier, a riconoscere a Carlo Calenda il ruolo di «opposizione costruttiva»: il numero uno di Azione rilancerà la proposta di istituire una cabina di regia aperta alle minoranze per gestire le emergenze. Non è escluso che Meloni ne approfitti per stigmatizzare gli alt ricevuti dal campo largo alla richiesta di dialogo sulla legge elettorale.

