L’Italia riapre formalmente la porta all’energia atomica. Con il definitivo semaforo verde arrivato dall’Aula del Senato, con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, il disegno di legge delega per il ritorno al nucleare sostenibile completa l’iter parlamentare e diventa legge dello Stato.
«Giornata storica per l’Italia», è il commento del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha firmato il provvedimento. Palazzo Madama ha blindato così il testo licenziato nei mesi scorsi dalla Camera, consegnando al dicastero guidato dall’esponente di Forza Italia il mandato per disegnare le regole operative.
Da oggi scatta, quindi, un serrato conto alla rovescia lungo 12 mesi dentro il quale andranno calati i decreti legislativi attuativi, unico vero perimetro capace di rendere bancabili e realizzabili i futuri progetti.
L’esito del passaggio parlamentare
Se la cornice originaria tracciata da Via Cristoforo Colombo mirava a reinserire l’atomo nel mix di decarbonizzazione al 2050, il passaggio tra le Commissioni e le Aule di Montecitorio e Palazzo Madama ha arricchito la delega di elementi chiave per l’impatto sul sistema economico e territoriale.
Il provvedimento esclude tassativamente le grandi centrali tradizionali e limita il perimetro di azione esclusivo ai reattori modulari di piccola e media taglia, gli small modular reactor (Smr) e gli advanced modular reactor (Amr), oltre alla prospettiva di lungo periodo sulla fusione.











