Il rapporto dell’Ocse spiega che l’insufficienza dei medici di base non è casuale, ma «riflette i disincentivi di lunga data presenti sia nei percorsi formativi che in quelli occupazionali». L’attrattività di questo percorso di specializzazione, tradizionalmente erogato attraverso programmi regionali extrauniversitari, risente di condizioni meno favorevoli rispetto alla formazione universitaria. Come borse di studio inferiori di circa il 50% e un elevato carico di lavoro amministrativo, che toglie spazio alla pratica in clinica. In più, la mancanza di equivalenza formale tra il diploma di medicina generale e le lauree di specializzazione universitaria può scoraggiare gli studenti che vogliono intraprendere questa strada. E la situazione non sembra destinata a migliorare. La densità dei professionisti del settore potrebbe diminuire ulteriormente nei prossimi anni: nel 2023, infatti, secondo dati del ministero della Salute, il 68% dei medici di base si era laureato più di 27 anni prima, con picchi di oltre il 75% nelle regioni meridionali.
Carenti anche gli infermieri
Il rapporto dell’Ocse rileva anche una carenza di infermieri praticanti, che nel 2023 erano 6,9 per ogni mille abitanti, il 20% in meno della media Ue di 8,4. In Italia, il rapporto medici/infermieri era dunque di 1,3, uno dei dati più bassi rilevati nell’Unione. La riduzione della forza lavoro, secondo lo studio, è da attribuire ai pensionamenti, all’emigrazione e al calo del numero di neolaureati.
Nel nostro Paese, inoltre, la professione è resa meno attrattiva dalla retribuzione: se nella maggior parte degli stati membri dell’Ue gli infermieri percepiscono stipendi di circa il 20% superiori rispetto al salario medio nazionale, in Italia sono pagati più o meno alla pari. Secondo l’Ocse, «la carenza di infermieri rappresenta un ostacolo strutturale alla transizione verso modelli di assistenza più integrati ed economici».
Nell’ultimo decennio l’afflusso di nuovi infermieri è diminuito notevolmente: tra il 2013 e il 2022 è stato registrato un calo del numero dei laureati in infermieristica superiore al 3% annuo. Ma dal 2023 si è osservato un accenno di ripresa e il numero di laureati in infermieristica ha nuovamente superato quello dei laureati in medicina.
Cresce l’aspettativa di vita ma la spesa sanitaria è inferiore alla media Ue
Positivi i dati sull’aspettativa di vita, che nel 2024 ha toccato il livello record di 84,1 anni, ben sei mesi in più rispetto al livello pre-pandemia. Si tratta del risultato migliore ottenuto a livello comunitario insieme a quello registrato in Svezia.

