Il dato Istat che certifica il rapporto deficit/Pil dell’Italia al 3,1%, con la conseguenza che l’uscita dalla procedura d’infrazione sarà rinviata al 2027, suscita le prime reazioni della politica, a partire dal leader della Lega, Matteo Salvini, e non solo. Subito si registra, ad esempio, un commento del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che respinge eventuali tentazioni per chiamare in causa le banche con contributi straordinari in soccorso delle esigenze di copertura della manovra. «Noi siamo per mantenere i patti e siamo indisponibili a non mantenere i patti – dice patuelli -. I dati europei non dipendono dalle banche, le banche hanno fatto tutto il possibile per sostenere l’economia».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Salvini: surreale dipendere dallo zero virgola

Dal canto suo Matteo Salvini, tra i primi politici a commentare, non perde l’occasione per una sferzata al rigore delle regole europee. Intervenuto in videocollegamento con la presentazione della Relazione al Parlamento dell’Autorità Regolazione dei Trasporti, Salvini definisce «surreale» che nel 2026 «la seconda potenza industriale d’Europa, la quinta potenza esportatrice al mondo debba dipendere da meccanismi e logiche dello “zero virgola” per capire se può o non può investire nel suo futuro. Non sarà questo 0,1 a condizionare o a limitare la nostra voglia di investire, innovare, mettere in sicurezza». Successivamente, da Berlino, dove era in visita allo stand delle Fs alla fiera Innotrans, ha aggiunto: «Abbiamo bisogno di una legge di bilancio, con due guerre in corso, forte e coraggiosa, non dello zero».

Pd: uno smacco per Meloni

«La conferma del deficit 2025 al 3,1% è una notizia non positiva per l’Italia e uno smacco per Meloni e Giorgetti» dichiara Antonio Misiani, responsabile Economia, Finanze, Imprese e Infrastrutture nella segreteria nazionale del Pd. «In questi anni hanno puntato tutto sulla stabilità dei conti, portando la pressione fiscale al massimo dal 2014 e tagliando molti servizi pubblici, a partire dalla sanità. Questa politica di austerità ha però depresso la crescita, che nel 2025 si è attestata al terz’ultimo posto in Europa nonostante il PNRR. Ora il governo eviti una finanziaria di mance e mancette, quello di cui abbiamo bisogno è una vera strategia per la crescita, perché l’Italia si è fermata e se l’economia non riparte anche i conti pubblici rischiano di peggiorare nuovamente».

Conte: Italia in gabbia, ora tagliare il riarmo

L’opposizione mette invece in rilievo le responsabilità del governo. «I numeri dell’Istat – dice su Facebook il leader del M5s Giuseppe Conte – mi preoccupano fortemente: confermano che 4 anni di tagli e austerità, crescita zero, record di pressione fiscale, corsa al riarmo e accordi disastrosi firmati dal Governo lasciano l’Italia in gabbia e non ci permettono di uscire dalla procedura di infrazione, mentre siamo esposti alle crisi economiche generate da guerre su cui la premier in alcuni casi fa ’scommesse’ e in altri ’non condanna e non condivide». «Bisogna agire in fretta- aggiunge -: vanno subito rivisti e tagliati i programmi di riarmo e di impattante aumento della spesa militare per recuperare risorse».

Condividere.
Exit mobile version