Ancora una crescita in doppia cifra per Venezianico. Il marchio orologiero italiano ha infatti chiuso il 2025 segnando +35% sul 2024 e un fatturato di oltre 15 milioni di euro. Un risultato che conferma un trend in continuo miglioramento (il turnover nel 2022 era stato di 3,12 milioni di euro, nel 2023 di oltre 7 milioni e nel 2024 di 11 milioni) per una realtà giovane che si è distinta nel panorama delle lancette per la sua produzione che richiama la storia e la cultura di Venezia.
«Crescere significa restare fedele ai valori che ci hanno accompagnato fin dall’inizio: rispetto per il lavoro artigianale, curiosità e desiderio di migliorarsi», commenta Alberto Morelli, ceo e co-founder, con il fratello Alessandro, di Venezianico.
Il marchio indipendente nato nel 2017, con sede nella cittadina di San Donà del Piave, l’anno scorso ha compiuto un passo molto importante, introducendo nel modello in edizione limitata Redentore Utopia, il suo primo movimento di proprietà, il calibro V5000 a carica manuale, prodotto in collaborazione con la manifattura italiana Oisa 1937. Un progetto al quale Venezianico ha dato un seguito già a inizio 2026, presentando due versioni del nuovo Utopia II, orologio che ha in dotazione un altro movimento di proprietà, il calibro V5001, meccanismo realizzato sempre insieme ad Oisa 1937, con le stesse caratteristiche tecniche del V5000 ma più elaborato a livello estetico.
Guardando al 2026, Morelli anticipa: «Penso che sarà un anno di ulteriore selezione nel mercato dell’orologeria indipendente. Vediamo una domanda più matura, meno guidata dai trend del momento e sempre più attenta al contenuto tecnico, all’identità e alla credibilità industriale. Per marchi come Venezianico, che investono sul prodotto e hanno una visione di lungo periodo, questo contesto rappresenta un’opportunità – aggiunge –. Noi continueremo a investire nello sviluppo dei nostri movimenti e su una presenza internazionale sempre più strutturata. La nostra crescita resterà importante, ma sarà guidata dalla qualità dei progetti e non dalla corsa ai numeri».








