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Home » Per il tessile italiano un 2026 in ripresa grazie a qualità, storia e ricerca
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Per il tessile italiano un 2026 in ripresa grazie a qualità, storia e ricerca

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 21, 20263 min di lettura
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Per il tessile italiano un 2026 in ripresa grazie a qualità, storia e ricerca

«Nonostante l’anticipazione della fiera, a causa delle Olimpiadi Milano-Cortina, questa si conferma, come la precedente, un’edizione da record»: c’è soddisfazione e ottimismo nelle parole di Simone Canclini, presidente di Milano Unica, la più importante fiera internazionale del tessile che ieri ha aperto a Milano Fiera Rho la sua 42esima edizione, dedicata alle collezioni per la Primavera Estate 2027.

Settecentotrenta le aziende partecipanti, 585 (+5,2% rispetto alla corrispondente edizione del febbraio 2025) gli espositori presenti all’interno dei Saloni di Ideabiella, Moda In e Shirt Avenue, dove spicca il contributo di 137 aziende tessili europee, cresciute di ben il 25%, a cui si aggiungono 129 adesioni tra le Aree Speciali e gli Osservatori Korea e Japan e quelle di 16 case editrici. All’incremento del numero di espositori, inoltre, si è aggiunto l’aumento della superficie espositiva, che occupa un totale di 25.803 metri quadri.

Numeri che si accompagnano a quelli, ancora non positivi ma in miglioramento, del consuntivo 2025 della tessitura italiana: secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confindustria Moda sulla base dei dati Istat dei primi nove mesi dell’anno, il fatturato del 2025 si attesterà a 6,9 miliardi di euro, in lieve calo rispetto ai 7 del 2024. Tuttavia, segnano un recupero sia il fatturato delle aziende (-1,5% contro -8,8% ), sia il valore delle esportazioni (-1,5% contro 10,7% ). «Il 2025 è stato certamente migliore del precedente, ma non vediamo ancora il segno più – prosegue Canclini –. Il 2026 sarà un anno sfidante, ma ci saranno opportunità che dovremo essere capaci di cogliere. Cresceremo solo se riusciremo a far capire la qualità e l’importanza dei nostri tessuti».

Fra gli stand della fiera c’è un diffuso, pur se cauto, senso di ottimismo, che si alimenta in numerosi casi grazie all’unione di una lunga storia e di un’incessante propensione alla ricerca. Fra questi c’è Albini Group, leader fra i cotonifici italiani, che nel 2026 celebra i suoi 150 anni con il progetto “Legacy Red”, un tono di rosso esclusivo realizzato con Pantone: «In luglio organizzeremo un grande evento – spiega Stefano Albini, presidente del gruppo bergamasco fondato nel 1876 –. Veniamo da un anno positivo, in linea con il precedente, trainato dai tessuti, in crescita del 6 per cento. Il lusso sta andando bene, nonostante il quadro non facile, e cresciamo anche negli Stati Uniti, grazie a prodotti pensati per quel mercato, soprattutto nella categoria dello sportivo-elegante. In generale, i clienti riconoscono anche l’affidabilità della nostra filiera, che seguiamo dal cotone al tessuto, un aspetto oggi quanto mai importante».

«La fiera è partita molto bene, e sarà interessante vedere se l’anticipazione delle date sarà stata alla fine un vantaggio, visto che molti visitatori provenienti dall’estero si trovavano già in Italia per il Pitti e le sfilate di Milano», nota Ercole Botto Poala, ad del Gruppo Reda, protagonista del distretto biellese, che anche nella nuova collezione conferma una volta di più il suo impegno per la sostenibilità, «una parola che oggi sembra quasi caduta in disuso, ma che non ha perso minimamente la sua importanza, anzi: le regole europee sono sempre più stringenti e bisogna farsi trovare pronti – aggiunge –. Nello stesso tempo, stiamo investendo sempre di più nella personalizzazione del prodotto, in risposta a un consumatore che desidera unicità. Da parte nostra per il 2026 desidereremmo stabilità del contesto internazionale, ma temo non sarà semplice ottenerla. Tuttavia nelle incertezze vanno colte le opportunità: come imprenditori dobbiamo avere fiducia nel cambiamento».

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