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Salute

perché il vero tema della longevità è il cervello

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 27, 20263 min di lettura
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perché il vero tema della longevità è il cervello

Per anni il dibattito sulla longevità si è concentrato quasi esclusivamente su una domanda: quanti anni potremo vivere? Oggi, però, la scienza sta iniziando a spostare il focus su un interrogativo molto più profondo: in che condizioni vivremo quegli anni?

È uno dei temi centrali affrontati da Matilde Leonardi durante il Vatican Longevity Summit a Roma, dove il tema dell’invecchiamento è affrontato non soltanto dal punto di vista biologico, ma anche umano, sociale ed etico.

 

Neurologa e tra le principali esperte internazionali di salute pubblica e qualità della vita, Leonardi porta avanti da anni una riflessione che oggi appare sempre più urgente: vivere più a lungo non coincide automaticamente con vivere meglio. “La vera sfida”, osserva Leonardi, “è estendere il tempo vissuto in buona salute, riducendo disabilità, isolamento e perdita di autonomia”.

Il punto centrale del suo intervento riguarda il cervello, inteso non soltanto come organo biologico, ma come centro dell’esperienza umana.

 

Memoria, relazioni, identità personale, capacità di scegliere, emozioni, partecipazione sociale: tutto passa attraverso il cervello. E proprio per questo, secondo Leonardi, parlare di healthy aging significa innanzitutto interrogarsi su come preservare la qualità della vita lungo tutto l’arco dell’esistenza.

“Proteggere il cervello significa proteggere la persona” 

Nel suo intervento emergerà con forza anche un tema spesso trascurato nei dibattiti più tecnici sulla longevità: il cervello non invecchia da solo. L’invecchiamento cerebrale è profondamente influenzato dall’ambiente sociale, dal livello di istruzione, dall’accesso alle cure, dalla qualità delle relazioni, dalle condizioni economiche e dalle opportunità di partecipazione alla vita collettiva.

 

In altre parole, il cervello invecchia dentro una biografia e dentro una società, per questo motivo Leonardi propone un approccio molto più ampio rispetto alla semplice prevenzione medica. La longevità, secondo la sua prospettiva, riguarda educazione, inclusione, relazioni umane, politiche pubbliche e qualità dell’ambiente in cui viviamo.

La distinzione tra lifespan e healthspan

La lifespan è la durata della vita biologica. La healthspan è invece il tempo vissuto in buona salute, mantenendo autonomia, dignità e partecipazione sociale, ed è qui che il dibattito sulla longevità cambia completamente prospettiva.

Non basta aumentare gli anni di vita se questi anni vengono vissuti in condizioni di fragilità, isolamento o perdita di indipendenza. Secondo Leonardi, la prevenzione deve iniziare molto prima della vecchiaia. Il cervello che invecchia bene è il risultato di un’intera storia di vita fatta di stimoli cognitivi, relazioni significative, movimento, salute mentale e partecipazione sociale. Una visione che porta inevitabilmente anche a una riflessione etica e politica.

 

Se la qualità della vita diventa il vero indicatore della longevità, allora invecchiare bene non può essere considerato un privilegio per pochi, ma una responsabilità collettiva che coinvolge sanità, istituzioni e società.

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