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Home » Perotti: «Costretti dalla politica a frenare lo sviluppo green, l’Ue intervenga»
Economia

Perotti: «Costretti dalla politica a frenare lo sviluppo green, l’Ue intervenga»

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 5, 20264 min di lettura
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Perotti: «Costretti dalla politica a frenare lo sviluppo green, l’Ue intervenga»

Il percorso green di Sanlorenzo, quella Road to 2030, che prevedeva la costruzione di barche sempre più compatibili con la tutela dell’ambiente, si è fermato. E non perché lo abbia voluto il patron del gruppo di yacht di lusso, Massimo Perotti, ma perché la situazione geopolitica mondiale ha imposto uno stop alla realizzazione di carburanti verdi e alla creazione di infrastrutture per distribuirli. Ma è lo stesso imprenditore a pronunciare un chiaro «non ci sto». E dalla Venice climate week, iniziata ieri e in programma fino all’8 giugno, lancia una doppia sfida: all’Europa e alle istituzioni, chiedendo loro di allinearsi ed agire, per garantire disponibilità di combustibili da rinnovabili, in particolare metanolo e idrogeno, e infrastrutture che consentano alla nautica di applicare sugli yacht le tecnologie green che già esistono e che già permetterebbero di montare a bordo motori B-fuel, per il 70% a metanolo e per il 30% a gasolio. L’appello di Perotti agli stakeholder, dunque, è di accelerare gli investimenti per i carburanti alternativi e si concretizza in una lettera che l’imprenditore consegnerà lunedì 8 alla commissaria europea per l’Ambiente, Jessika Roswall, all’indomani di una cena tenuta al centro culturale Casa Sanlorenzo.

Cavalier Perotti, in mancanza di un intervento di Bruxelles, la Road to 2030 del cantiere si bloccherà?

L’abbiamo già fermata con gli inizi del 2026. Dopo il lancio dello yacht 50 steel Almax nel 2024, primo al mondo con un impianto fuel cell a metanolo, che avevo acquistato io stesso, abbiamo approntato il progetto per la costruzione dello scafo da 50 metri su cui montare i motori B-fuel, ma ora abbiamo fermato la costruzione della barca. Avevamo attivato anche un piano d’investimenti che arrivava dall’Europa, che avrebbe interessato sia Nanni Industries, che produce i generatori a metanolo, sia l’importatore italiano di motori Man, e che finanziava, appunto, la realizzazione del generatore e del motore, oltre che, in parte, la costruzione della barca. Ma ora tutto è bloccato, perché il mercato non esiste. Se vai da un cliente, oggi, e gli dici: ti faccio una barca che è sostenibile perché, per il 70%, va con metanolo green, quello ti risponde: mi fa molto piacere ma io non la compro perché non so dove rifornirmi di metanolo green. Il problema è che manca una produzione sufficientemente forte da poter ipotizzare, nei prossimi anni, la distribuzione di questo metanolo: meno dell’1% della produzione globale di questo tipo di prodotto deriva da fonti rinnovabili, con una disponibilità concentrata in grandi hub come i porto di Rotterdam e di Anversa.

Dunque, ha deciso di appellarsi a Bruxelles.

Sì e la Venice climate week è un’opportunità enorme in questo senso, perché ci dà la possibilità di avere più di 100 scienziati da tutto il mondo, giornalisti interessati e le presenza delle autorità europee. Oggi, se si vuole andare in barca in Mediterraneo e fare il pieno di un fuel diverso dal gasolio, occorre essere certi che Spagna, Francia, Grecia, ex Jugoslavia lo distribuiscano, perché altrimenti sei costretto a stare in Italia. Nel nostro Paese, in effetti, abbiamo già fatto dei progressi: siamo quelli più avanzati come regolamentazione, grazie proprio al fatto che Sanlorenzo ha messo in mare il primo 50 metri con fuel cell, nell’estate 2024, quando nessun porto del Mediterraneo ancora distribuiva il metanolo; l’estate successiva, peraltro, dopo un inverno in cui abbiamo lavorato bene con Confindustria nautica e con il Governo, sono arrivati i protocolli. Intanto, però, negli ultimi 16-18 mesi, il mondo è cambiato, al punto che i signori di Blackrock, che sono tra i principali fondi Usa, gli stessi che nel 2021 ci avevano chiesto di fare un progetto serio sulla sostenibilità, o sarebbero usciti dall’azienda come investitori, nei mesi scorsi hanno alzato il braccio e hanno detto: ci siamo sbagliati, sulla sostenibilità torniamo indietro.

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