Le Pmi italiane dicono di voler crescere. E quando si parla di crescita vera – quella che ti fa investire, assumere, innovare – il mercato dei capitali dovrebbe essere la scorciatoia più logica. Eppure, nella pratica, per molte imprese la Borsa resta una porta socchiusa: si entra con fatica e si esce sempre più spesso. Tra il 2023 e la prima metà del 2025 sono arrivate in Borsa 62 Pmi, ma nello stesso periodo 86 sono uscite. Risultato: il listino si è ristretto e, soprattutto, sono evaporati oltre 44 miliardi di euro di capitalizzazione.
Non è uno slogan: è quello che fotografa il Primo Rapporto dell’Osservatorio “Pmi e Mercato dei Capitali”, nato dalla collaborazione tra Consob e Cetif – Università Cattolica, che per la prima volta prova a mettere ordine, numeri alla mano, su accesso e permanenza delle piccole e medie imprese italiane sui mercati.
Il tessuto produttivo
Il punto di partenza è strutturale: l’Italia è un sistema economico fatto soprattutto di aziende piccole. La mappatura dell’Osservatorio – basata su un campione rappresentativo di circa 120.000 Pmi su 1,5 milioni – mostra che la grande maggioranza delle imprese non quotate ha una dimensione ridotta: meno di 50 addetti nella stragrande parte dei casi. E quando le dimensioni sono quelle, la quotazione non è solo “una scelta finanziaria”: diventa un cambio di mentalità e di organizzazione.
Sul piano geografico emerge un altro dato chiave: la Lombardia pesa da sola più di un quinto dell’intero universo delle Pmi analizzate. E a livello settoriale il manifatturiero continua a essere l’ossatura del sistema, sia tra le imprese non quotate sia tra quelle che sono riuscite a portare il proprio nome in Borsa.
Qui arriva la prima frattura: le Pmi quotate sono pochissime, una frazione minuscola rispetto al totale osservato. Ma sono anche diverse dalle altre: mediamente più grandi, più presenti nei comparti tecnologici e scientifici, e quindi più spinte verso innovazione, crescita e competitività. In sostanza: quando una Pmi riesce davvero a quotarsi, spesso è perché ha già caratteristiche “da grande”.











