«L’ultimo ordine? Una maxi-pressa lunga 12 metri, per realizzare pale per elicotteri».
Commessa da svariati milioni di euro quella citata da Marcello Persico, che per l’omonimo gruppo bergamasco non è affatto un caso isolato. Settore, quello dell’aerospazio, arrivato per Persico in tre anni a valere 10 milioni di ricavi, «che nel 2026 – aggiunge l’imprenditore – alla luce della domanda di mercato diventeranno 15».
Peso specifico crescente, quello del comparto aerospaziale, visibile nei conti di più aziende del territorio. Esito della ricerca costante di nuove alternative di diversificazione per l’area vasta dei fornitori della meccanica, che affrontano grandi difficoltà in alcuni dei maggiori sbocchi consueti, tra auto e (per effetto indotto) macchine utensili. Caso interessante quello di Bergamo, non certo classificabile tra i distretti chiave dell’aerospazio nazionale e che tuttavia, anche in assenza di “big” settoriali, presenta un export dinamico, più che triplicato dal 2022. Trend che Confindustria Bergamo vuole irrobustire, mettendo a sistema le competenze delle aziende locali e lanciando un progetto che punta nel medio termine a creare un polo integrato nel comparto.
«Vogliamo svolgere un ruolo attivo – spiega il vicepresidente alla Transizione Digitale e Innovazione Giovanni Fassi – per accompagnare le imprese, evidenziare opportunità, creare in prospettiva valore aggiunto e occupazione qualificata».
Già una trentina le aziende mappate in questo ambito, con un quarto dei ricavi legati proprio a questo settore, tra aerei ed elicotteri, satelliti e lanciatori. «Avere un territorio multispecializzato e leader nella manifattura complessa come il nostro – spiega il Direttore Generale di Confindustria Bergamo Paolo Piantoni – rappresenta un grande valore: abbiamo competenze e capacità nei beni intermedi che sono ampiamente sovrapponibili con le richieste dell’aerospazio, dove le opportunità sono enormi».











