È un primo passo. Ma ha un significato che va oltre la singola iniziativa perché dà il via al cambiamento degli impianti di raffinazione che fanno capo a Isab, a Priolo, nell’area industriale siracusana. Un cambiamento che comincia dalle strutture esistenti e coinvolge, per il momento, una delle due raffinerie Isab: quella comunemente denominata Priolo Nord. Qui è partita la lavorazione di oli vegetali per produrre biobenzine e Saf, il carburante sostenibile destinato all’aviazione. Non è, ovviamente, ancora la conversione del grande complesso petrolifero siracusano, ma è il primo passo concreto di una trasformazione che può affiancare alla raffinazione tradizionale nuove filiere a minore intensità di carbonio.
La produzione utilizza l’impianto Fcc (Fluid Catalytic Cracking: il processo di raffineria che trasforma le frazioni pesanti del petrolio in prodotti più leggeri e di maggior valore), nel quale viene introdotto il Pome, residuo liquido della lavorazione dell’olio di palma. La materia prima è certificata Iscc, a garanzia della tracciabilità e della sostenibilità della filiera. La produzione crescerà fino a 500 mila tonnellate annue, destinate al mercato italiano. La commercializzazione sarà curata da Ludoil Energy.
Ludoil è il partner commerciale della nuova produzione verde ed è anche il gruppo italiano che, attraverso Ludoil Capital, ha sottoscritto con Goi Energy, il gruppo cipriota che controlla le raffinerie, l’accordo per acquisire Isab. L’operazione è articolata in due fasi e la prima riguarda il 51% del capitale. Il trasferimento è subordinato al pronunciamento del Governo nell’ambito della procedura Golden power e al via libera dell’Antitrust, che devono ancora esprimersi sull’operazione, oltre che agli altri adempimenti regolatori. Fino al closing, la raffineria resta sotto il controllo di Goi Energy, che nel 2023 l’aveva rilevata dalla russa Lukoil.
Il co-processing consente di lavorare materie prime biologiche in un impianto già operativo, accorciando i tempi rispetto alla costruzione di una nuova bioraffineria. Ma il cuore produttivo di Isab resta legato al greggio: la nuova linea segna l’avvio, non il completamento, della riconversione.
Il progetto va oltre il Saf. L’obiettivo è trasformare Isab da raffineria tradizionale a Energy Company integrata, estendendo l’attività dal processing del greggio alle bioenergie avanzate, alle rinnovabili, alla logistica e alla distribuzione. Nel medio periodo sono previste filiere per Hvo, Saf, bio-olio, bioetanolo di seconda generazione e Bioetbe, con investimenti coerenti con la direttiva Red III. Alla centrale elettrica e di cogenerazione da 540 megawatt dovrebbero aggiungersi altri 20 megawatt da fonti rinnovabili.










