Il rimbalzo di settembre evapora già.
Con la produzione industriale di ottobre a cedere un punto rispetto al mese precedente, lo 0,3% in termini tendenziali. Non un crollo, certamente, e tuttavia la conferma di un quadro che resta fragile, in cui la metà dei comparti produttivi è in terreno negativo.
A pesare sulla media sono in particolare il calo della chimica e del tessile-abbigliamento, mentre continua il “rosso” dei mezzi di trasporto trainati al ribasso dagli autoveicoli, giù di quasi 12 punti. Metallurgia e gomma-plastica crescono, così come i macchinari, in lieve progresso. Per l’area dei beni strumentali, a fronte di un export a fasi alterne, una parziale spinta alla produzione è quella fornita da Transizione 5.0, con le commesse acquisite nei mesi scorsi che progressivamente si trasferiscono nei reparti di assemblaggio. Comparto che ora è in attesa di capire tempi e metodi delle nuove misure di incentivazione, annunciate dal Governo come già operative da gennaio, con l’ipotesi concreta che diversamente dal passato si tratti di regole valide su base pluriennale, permettendo così alle aziende di poter pianificare gli interventi.
Per l’industria si tratta ad ogni modo di un anno complesso, con un bilancio della produzione che nei primi dieci mesi dell’anno migliora solo leggermente a -0,6, mentre nel terzo trimestre Istat ha registrato un contributo negativo (-0,3%) in termini di valore aggiunto.
Debolezza che si traduce più in generale in una prospettiva di crescita del Pil limitata, appena lo 0,5%, in discesa di due decimali rispetto al già non esaltante 2024. L’utilizzo della capacità produttiva, poco oltre il 75%, si mantiene sui minimi degli ultimi 4 anni e l’ostacolo principale a produrre continua ad essere la scarsità della domanda, risposta selezionata da un’impresa su quattro.









