Nel pieno di un mercato pubblicitario che ha cambiato pelle, Rai Pubblicità prova a spostare l’asse della competizione. Meno volume, più contesto. Meno intermediazione tecnologica, più relazione. Rai Pubblicità, ex Sipra, è la più longeva concessionaria d’Europa. Oggi ricorre il centenario. «Nel 1949-50 avevamo la concessione del Sole 24 Ore» ricorda l’amministratore delegato Luca Poggi, mettendo in fila numeri, strategia e posizionamento presente e per il futuro: la televisione resta il perno per massa e contemporaneità, RaiPlay è la leva per la trasformazione data driven, mentre la crescita passa da un ritorno all’ecosistema “allargato”, tra radio, eventi, connected Tv e cinema.
Per il centenario avete scelto una mostra in Triennale.
Abbiamo voluto costruire un racconto interpretativo, non celebrativo: non una semplice sequenza di ricordi, ma una chiave di lettura dell’evoluzione dei media, dei consumi e della società italiana. La mostra “Nello spazio di un secolo. Rai Pubblicità 100 anni di storia e oltre”, in Triennale dal 9 aprile al 7 giugno, nasce proprio con questo obiettivo: raccontare come la pubblicità abbia accompagnato – e spesso anticipato – i cambiamenti del Paese.
Che mercato è oggi quello della pubblicità?
Molto più frammentato rispetto a quindici anni fa. L’ingresso in scena di social e Ott ha cambiato tutto. Ma proprio per questo cambia il nostro ruolo: non siamo più una concessionaria che vende spazi, siamo un soggetto che costruisce contesti. Le piattaforme lavorano sulla performance e sulla coda lunga. Noi lavoriamo su awareness e consideration. Quando ogni sera gli editori televisivi muovono milioni di persone nello stesso momento, parliamo di qualcosa che ha un valore unico.









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