Obiettivo puntato sull’affluenza per il referendum costituzionale sulla giustizia. Non c’è quorum, ma la quantità di persone che andranno alle urne sarà decisiva per la vittoria del Sì o del No. Si vota sulla riforma Nordio sulla separazione delle carriere, sullo sdoppiamento del Csm, per soli giudici e soli pubblici ministeri, sull’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Per un referendum costituzionale si era votato l’ultima volta nel 2020 per il taglio dei parlamentari.
Urne aperte fino a lunedì 23 alle 15
Le urne sono aperte domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. All’orario di chiusura è consentito votare solo a chi si trova già in coda. Al seggio è necessario presentarsi con un documento di identità e la tessera elettorale.
Ai seggi oltre 45 milioni di elettori, più i 5,5 all’estero
Ai seggi – piaga dell’astensionismo a parte – sono attesi oltre 45 milioni di elettori in Italia, a cui vanno sommati i 5,5 milioni di italiani che hanno diritto di voto all’estero. In totale 51.424.729 elettori, di cui 5.477.619 all’estero. Gli iscritti all’Aire, l’anagrafe dei residenti all’estero, votano per corrispondenza. I plichi elettorali inviati con valigia diplomatica, arrivano a Roma, all’ufficio centrale della circoscrizione estero, che trattiene quelli provenienti dall’America latina e smista gli altri nelle sedi decentrate presso le corti d’appello di Milano, Bologna, Firenze e Napoli.
Le defezioni di presidenti di seggio e scrutatori
I Comuni hanno dovuto far fronte a numerose defezioni di presidenti e scrutatori. Per fare qualche esempio, a Roma sono stati sostituiti il 20% di scrutatori e presidenti, a Napoli il 6 per cento. A Firenze il comune ha lanciato l’allarme per la defezione di circa la metà del personale necessario a tenere aperti i 360 seggi della città. L’Ufficio elettorale del Comune di Messina ha provveduto alla sostituzione di quattro presidenti di seggio e 313 scrutatori, mentre ulteriori 13 presidenti sono stati surrogati dalla Corte d’Appello.
L’escamotage per i fuorisede
I fuorisede non potranno votare fuori dal loro comune di appartenenza. Chi abita lontano da dove vota ha avuto, però, l’opportunità di candidarsi come presidente di seggio. Iniziativa che ha avuto successo a Roma dove, grazie a un accordo tra atenei e comune di Roma, su 2.600 seggi sono 300 gli studenti non residenti a presiedere le operazioni di voto. Molti altri, per votare nella città di studio, hanno scelto di candidarsi come rappresentanti di lista.










