Arrivata all’edizione numero 16, La Leopolda si è chiusa come da tradizione col discorso finale del leader. Matteo Renzi, dal palco, è intervenuto a 360°, con le sue note doti oratorie su politica e alleanze, su strategie per l’anno prossimo (anche in prospettiva Quirinale) e strategie economiche, nodi di politica estera e giudizi su potenziali alleati e avversari.
“Meloni a un bivio: o va al Quirinale o va a casa”
“L’altra volta Meloni ha vinto perché il centrosinistra era diviso in tre, se siamo uniti stavolta vinciamo noi. Meloni non ha un calcio di rigore” mette in chiaro il senatore di Italia Viva ed ex presidente del Consiglio, aggiungendo: “Meloni è a un bivio: o lei va al Quirinale o lei va a casa. Lo dico a chi pensa che il dibattito italiano sia legato agli ego del centrosinistra, la partita non riguarda noi, è secca. Io lavoro perché al bivio Meloni prenda la direzione per andare a casa. Non me ne frega chi fa il presidente del Consiglio, il ministro. In questo momento non me ne frega nulla” scandisce dalla sua Firenze.
“Su Vannacci, ci hanno accusato di essere in qualche modo sostenitori esterni. Se Vannacci va da solo cambia i sondaggi, Meloni sta perdendo consensi a forza di chiacchierare e non portare risultati, ma il fatto nuovo è che a destra c’è divisione. Nell’avanzata di Vannacci vedo un fattore esiziale per Meloni. Vannacci fatti la tua battaglia a destra e se Meloni, Salvini e Tajani ti verranno dietro perderanno la faccia e anche le elezioni”.
“Con i 5 stelle più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”
“Mi vengono chieste delle garanzie. In politica non ci sono garanzie ma le riflessioni che fa Conte sono comprensibili e io vorrei lanciare un ramoscello di pace. Ma Elly Schlein è la persona meno adatta a fare la garante per me. Un programma serio, un contratto alla tedesca”, chiede il leader di Italia Viva, precisando che “con M5s ci sono più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. Anche io chiedo delle garanzie a Conte. Chiediamo 3 garanzie: mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e che non staremo mai dalla parte di Donald Trump”. Sull’operato del titolare di via XX Settembre, poi, Renzi definisce “infame quello che ha fatto Giorgetti con Unicredit, deve smettere di intervenire nel risiko bancario”.
“Al Quirinale né un sovranista né un populista ma un europeista”
“Chiedo la garanzia di mandare al Quirinale una persona che non sia né sovranista né populista, ma europeista” ha aggiunto l’ex premier rivolgendosi al leader dei 5 stelle. “Noi diamo una garanzia sulle primarie, sul Quirinale, sul fatto che non ammaineremo mai la bandiera del garantismo”.
Renzi col presidente del Pd, Stefano Bonaccini (Ansa)
Appello ai centristi di Forza Italia: “Venite con noi”
Rivolgendosi poi all’altro campo, al centrodestra, Renzi lancia “un appello a tutti i centristi, il mio grande appello va ai riformisti, in particolare di Forza Italia: lasciate il partito e venite con noi, non potete stare con chi nega l’Europa. Le porte sono aperte e sono certo che qualche segnale arriverà a breve”. Poi una previsione: “Secondo me, il voto in Italia sarà a novembre, perché la paura fa novanta” e “l’unica salvezza del centrodestra è che il centrosinistra si divida e noi dobbiamo evitarlo”.
“Determinanti per l’elezione del Quirinale”. Sulle primarie: “Se si accetta quella logica, si va fino in fondo”
Le promesse, quindi, per il prossimo anno: “Iv ci sarà nella prossima legislatura e saremo determinanti per l’elezione del Quirinale e per il semestre italiano di Presidenza europea” annuncia il senatore, assicurando che “non sarò candidato nel listino blindato e sicuro”.
Parlando della scelta del leader del campo largo, Renzi chiarisce: “Così come chiediamo garanzie, siamo disponibili a dare garanzie. Poi naturalmente facciamo un nome e chiamiamo alle primarie la persona più vicina a noi. Ma se si accetta la logica delle primarie, si va fino in fondo con la logica delle primarie”.
“L’Ucraina non si svende, si difende”
“Dal palco della Leopolda, con Pier Ferdinando Casini, è arrivato un messaggio chiaro: l’Ucraina non si svende, l’Ucraina si difende” scandisce poi Renzi, parlando di politica estera. “È evidente che la Russia è l’aggressore. Noi rivendichiamo lo sforzo diplomatico, non saranno le armi a far finire la guerra, le armi servono perché senza quelle non ci sarebbe più l’Ucraina. E dobbiamo spiegare ai campioni dei tweet che la politica estera è una cosa seria e va fatta. Su questi temi non abbiamo paura di nessuno” riscalda la platea, che approva con ripetuti applausi. In conclusione, un richiamo: “È una vergogna quello che sta succedendo a Cuba. Sono stato il primo presidente del Consiglio ad andare a Cuba” ricorda infine il leader.










