Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, Ranucci avrebbe trenta giorni per accettare o respingere le proposte. La più solida porterebbe fuori dall’Italia: una corrispondenza estera per RaiNews24. Una soluzione che consentirebbe all’azienda di garantire al giornalista un incarico compatibile con grado ed esperienza e, contemporaneamente, di separarne nettamente il percorso dal futuro di Report. Gli altri due incarichi proposti non risultano al momento altrettanto definiti.
È l’approdo di una vicenda esplosa dopo gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025 davanti alla casa di Ranucci a Pomezia, quando un ordigno danneggiò le auto del giornalista e della figlia e l’abitazione. A fine giugno sono stati arrestati quattro presunti esecutori materiali; l’indagine della Dda di Roma ha poi puntato su Valter Lavitola come possibile mandante.
Il problema per la Rai è nato soprattutto attorno ai rapporti fra Lavitola e Ranucci e alle conversazioni emerse dall’inchiesta. Nei messaggi acquisiti dagli investigatori comparivano anche riferimenti a una possibile discesa in politica del conduttore: nell’ottobre 2024 Lavitola lo sollecitava, fra l’altro, sull’ipotesi di una candidatura. Ranucci ha sempre rivendicato la natura giornalistica delle proprie frequentazioni e, quando è emerso il ruolo attribuito a Lavitola nell’attentato, ha parlato di «stordimento», ribadendo la propria fiducia negli investigatori.
A luglio la Rai aveva prima sospeso le repliche estive di Report e poi attivato la Commissione per il Codice etico, chiamata a valutare il rispetto dei principi di imparzialità, indipendenza, verifica delle fonti e corretta gestione delle stesse. Il dossier è diventato ancora più delicato ad agosto, quando Lavitola, finito in carcere, ha ammesso davanti al gip di essere il mandante dell’attentato, sostenendo però di averlo organizzato per consentire a Ranucci di ottenere una protezione maggiore. Una ricostruzione giudicata dal gip ancora «fumosa» e sulla quale le indagini proseguono. Ranucci resta, sul piano giudiziario, la vittima dell’attentato.
La Rai, invece, ha compiuto la sua scelta editoriale. E nel comunicato la motiva con una frase che suona anche come la chiave politica e aziendale dell’intera vicenda: il giornalismo d’inchiesta, afferma Viale Mazzini, deve poggiare sulla «credibilità e nell’autorevolezza che solo una piena indipendenza editoriale e un’imparzialità rigorosa possono assicurare».









