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Home » Ricambio generazionale, il nodo della terra frena i giovani agricoltori italiani
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Ricambio generazionale, il nodo della terra frena i giovani agricoltori italiani

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 12, 20263 min di lettura
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Ricambio generazionale, il nodo della terra frena i giovani agricoltori italiani

In Italia l’accesso alla terra resta il principale ostacolo al ricambio generazionale in agricoltura. Nonostante i numerosi incentivi e programmi nazionali che si aggiungono al premio di primo insediamento e alle misure dedicate ai giovani finanziate dalla Ue attraverso i programmi di sviluppo rurale delle Regioni, il costo dei terreni (ampiamente superiore alla media europea, 22.400 euro a ettaro contro 15mila secondo Eurostat, con la maggior parte delle compravendite che riguarda operazioni di riassetto fondiario piuttosto che nuovi acquisti) è il primo freno pratico all’apertura di una nuova azienda.

L’interesse per il settore però è in crescita e la percezione della figura dell’imprenditore agricolo è totalmente cambiata (in meglio) negli ultimi anni, aiutata anche dalla forte crescita del costo della vita nelle grandi città. Attualmente, secondo la Coldiretti sono circa 50mila i giovani agricoltori che lavorano nelle campagne italiane. In valore assoluto le regioni con il maggior numero di imprese agricole giovanili sono la Sicilia (6.100 aziende), la Puglia (5mila) e la Campania (4.800).

L’indirizzo produttivo più gettonato tra i giovani agricoltori risulta quello legato ai cereali (grano, mais, legumi da granella) scelto dal 16% delle imprese, che precede ortofrutta (13%), allevamento (11%), vino (11%) e olio (9%). A caratterizzare le imprese guidate da giovani è la spinta verso l’innovazione e la multifunzionalità, con la diversificazione dell’attività agricola verso servizi come l’agriturismo e l’agricoltura sociale. Secondo l’ultimo rapporto della Rete rurale nazionale la produttività media per superficie delle imprese giovanili italiane è pari a 4.500 euro per ettaro, doppia rispetto alla media europea, con 2,5 miliardi di euro di investimenti in agricoltura 4.0 e 5.0.

Il quadro italiano si inserisce in un contesto europeo fortemente disomogeneo. Nell’Unione europea, in media, solo il 12% dei responsabili aziendali agricoli ha meno di 40 anni, una quota che la Commissione punta a raddoppiare per preservare competitività, innovazione e resilienza del settore primario. Alcuni Paesi mostrano però dinamiche più favorevoli. È il caso della Polonia, dove circa un agricoltore su cinque ha meno di 40 anni: una presenza giovanile nettamente superiore alla media Ue, sostenuta dalla continuità familiare, da una maggiore disponibilità di terra e dall’integrazione tra pratiche tradizionali, tecnologie digitali e nuove forme di imprenditorialità rurale.

Anche alcune regioni della Francia rappresentano un modello di riferimento per le politiche pubbliche sull’accesso alla terra. Strumenti di intermediazione fondiaria e un ruolo attivo dello Stato hanno facilitato l’ingresso di nuovi agricoltori, spesso giovani privi di un’eredità agricola. L’Austria, invece, si distingue per l’elevata incidenza di giovani agricoltori e per un forte orientamento verso l’agricoltura biologica e sostenibile, accompagnato da strategie di diversificazione che consentono di stabilizzare il reddito nelle aree rurali.

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