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Home » Riso, la Ue non cambia la soglia per l’import a dazio zero. I produttori: danno da 4 miliardi
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Riso, la Ue non cambia la soglia per l’import a dazio zero. I produttori: danno da 4 miliardi

Sala StampaDi Sala StampaAprile 28, 20263 min di lettura
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Riso, la Ue non cambia la soglia per l’import a dazio zero. I produttori: danno da 4 miliardi

Neanche l’ultimo disperato appello congiunto della filiera italiana è andato a buon fine. L’Europarlamento ha approvato definitivamente il regolamento sulle agevolazioni tariffarie per i paesi meno avanzati (il cosiddetto sistema di preferenze generalizzate) per i prossimi dieci anni lasciando invariata la clausola “fantasma” sull’import di riso.

La crescita vertiginosa degli arrivi esteri a costi bassissimi anche di prodotto già lavorato e confezionato potrà di fatto continuare indisturbata, con buona pace di un’eccellenza del Made in Italy agroindustriale. La clausola di salvaguardia contenuta nell’ampio sistema di concessioni pensato dall’Europa come sostegno alla crescita dei paesi più poveri, prevede il ripristino dei dazi solo nel caso di un aumento dell’import di oltre il 45% rispetto alla (già elevatissima) media degli ultimi dieci anni. Secondo i calcoli delle organizzazioni, oltre 562mila tonnellate annue a dazio zero contro un quantitativo ritenuto sostenibile di 200mila.

A niente è servito il tentativo di un emendamento in extremis presentato dall’europarlamentare Carlo Fidanza (e sostenuto da una lunga lista di deputati) di ridurre almeno al 20% l’aumento della soglia oltre la quale far scattare la protezione del mercato europeo. Un blitz che ha rischiato di far saltare l’intero dossier Spg, che si trascina da anni con un esito purtroppo fortemente negativo per il settore del riso: troppo pochi i paesi produttori (otto, l’Italia da sola vale oltre il 50%) per smuovere la sensibilità europea sul tema.

Secondo il Copa-Cogeca la conferma della “clausola fantasma” mette a rischio 100mila ettari di riso tipo Indica in Europa con un costo stimato di 4 miliardi, a fronte di un vantaggio stimato in appena 18 milioni per i produttori dei paesi beneficiari dell’accordo. Di questi fanno parte Cambogia e Myanmar, grandi produttori ed esportatori verso la Ue con oltre 500mila tonnellate, più che raddoppiate nell’ultimo decennio e arrivate a coprire quasi un terzo delle importazioni totali europee pari a 1,6 milioni di tonnellate (su un consumo di 2,6), sempre più costituite da riso pronto e confezionato a prezzi insostenibili per gli standard europei.

Il nuovo regolamento, spiega il direttore dell’Airi, l’associazione delle industrie risiere, Pietro Milani, prevede quindi una salvaguardia automatica per il riso che, a partire dal 2027, si attiverà al raggiungimento di circa 313mila tonnellate di importazioni dalla Cambogia e 249mila tonnellate dal Myanmar, per una soglia complessiva di circa 562mila tonnellate, al di sopra dei massimi volumi storici registrati. Un paradosso che rende di fatto inapplicabile la reintroduzione del dazio sul riso lavorato da 175 euro a tonnellata a meno di non cancellare una fetta della produzione italiana ed europea. «Un risultato –sottolinea Milani – molto distante dalle richieste della filiera che in sede di negoziati aveva sollecitato le istituzioni comunitarie a prevedere la reintroduzione automatica dei dazi al raggiungimento di una soglia ritenuta più adeguata per tutelare la produzione interna, a circa 200mila tonnellate».

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