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Economia

«Salviamo la presenza della radio nei nuovi modelli di auto»

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 13, 20263 min di lettura
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«Salviamo la presenza della radio nei nuovi modelli di auto»

Un mezzo che rappresenta una presenza costante nella dieta mediatica degli italiani. Una eterna compagna di viaggio per chi si muove in auto che però rischia di finire depotenziata, se non proprio in soffitta, sacrificata sull’altare delle scelte di produttori di automotive non più interessati (quando non interessati in senso contrario) a inserire gli apparecchi radio nelle auto, o che potrebbe finire anche stritolata in mezzo a questioni di interferenze frequenziali fra l’Italia e altri Stati.

È qui, in questo terreno scivolosissimo, che la cara vecchia radio si sta muovendo in quest’ultimo periodo. Ed è per questo che Confindustria Radio Televisioni ha deciso che il tempo dell’attesa è finito e ha scelto una data simbolica per passare al contrattacco. Nel giorno consacrato dall’Unesco alla “scatola magica”, scatta l’operazione #RadioInAuto. L’obiettivo è tanto semplice quanto vitale: impedire che il futuro dell’automotive, lanciato verso una digitalizzazione spinta, cancelli il presente del broadcasting. I numeri, d’altronde, fotografano una realtà che non ammette repliche o interpretazioni di comodo: in Italia, sono 35 milioni le persone che ascoltano la radio ogni giorno, di cui ben 26 milioni lo fanno mentre stringono il volante. «È in questo contesto – scrive Confindustria Radio Televisioni – che nasce la campagna di comunicazione #RadioInAuto, per sensibilizzare sull’esigenza di preservare la presenza della radio analogica e digitale nei nuovi modelli di autoveicoli: facilmente individuabile, immediatamente accessibile e fruibile con un solo click, senza essere nascosta in menu complessi o penalizzata da soluzioni basate esclusivamente sulla connessione IP».

Del resto, sottolinea la nota di Confindustria Radio Tv, è proprio «l’evoluzione dei sistemi di infotainment sui cruscotti dei nuovi modelli di automobili verso ecosistemi chiusi e basati esclusivamente sull’IP» a rischiare «di compromettere l’accessibilità della radio e la sua sostenibilità e il contatto con il suo pubblico in mobilità». A rendere ancora più degno di attenzione il quadro è la frenata della Commissione Ue sul disegno del Mimit teso a voler imporre che tutti i dispositivi connessi a internet presenti nelle nuove auto vendute in Italia abbiano la possibilità di ricevere anche la radio analogica (Fm e Am) e digitale terrestre Dab+. Bruxelles ha rispedito la palla in Italia con la richiesta di motivazioni più approfondite.

Il bersaglio delle preoccupazioni sollevate da Crtv è la tecnologia, ma nella sua versione di “picconatrice” delle abitudini d’uso. La radio, è il pensiero chiaramente espresso da Crtv, deve restare lì, dove l’automobilista la cerca d’istinto: facilmente individuabile, immediatamente accessibile, un gesto solo. E il punto, in questo caso, è preservare la presenza della radio analogica e digitale nei nuovi modelli: non una reliquia, ma un servizio che funziona anche quando la rete tentenna.

Nel comunicato di Crtv, che chiaramente lancia la palla alla politica per la risoluzione della questione, c’è in ogni caso una definizione che suona come un promemoria civile: la radio è «un servizio gratuito e accessibile a tutti, caratterizzato dall’ubiquità del segnale – fondamentale anche nei momenti di crisi ed emergenza – ed è riconosciuta come servizio di interesse generale, in quanto ambiente editoriale sicuro e regolato». E si parla non a caso di fiducia: «Da oltre cento anni, la radio coltiva un rapporto unico e fiduciario con i suoi ascoltatori».

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