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Home » Salvini avvisa Vannacci e detta la linea, meno slogan e più pragmatismo
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Salvini avvisa Vannacci e detta la linea, meno slogan e più pragmatismo

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 25, 20263 min di lettura
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Salvini avvisa Vannacci e detta la linea, meno slogan e più pragmatismo

Il generale Vannacci, se deciderà di strappare, è già archiviato. Il Matteo Salvini che chiude la tre giorni di confronto tra dirigenti nazionali e amministratori locali organizzata dal partito in Abruzzo, non nomina mai il generale nel suo discorso. Ma pronuncia parole nette: «La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla». E poco importa se il riferimento, come chiarisce poi ai cronisti, non è al vicesegretario ed europarlamentare («lo vedo in settimana») ma ai due deputati Davide Bergamini e Attilio Pierro, che hanno recentemente lasciato la Lega per traslocare in Forza Italia.

La “truppa” al centro

Resta il fatto che con il suo avviso ai naviganti, il “capitano” che pure aveva puntato le sue carte su Vannacci alle europee per risollevare un partito in debito di ossigeno e di voti, non sembra in vena di rimpianti se i rumors della scissione del generale (che sull’ipotesi di creare un suo partito ha recetentemente dichiarato: «Mai dire mai») dovessero concretizzarsi. Peraltro Salvini ha buon gioco a rivendicare il successo della Lega alle ultime elezioni regionali in Veneto (primo partito con il 36%) per solleticare l’orgoglio leghista («siamo ancora in salute, anche se ci davano per morti, abbiamo chiuso il 2025 con un tesseramento in crescita del 34%»), motivare i militanti («ci sono capitani e generali ma la forza della Lega è la truppa») e dettare in vista delle elezioni politiche del 2027.

Una Lega pragmatica

Una linea politica all’insegna del pragmatismo. Pochi slogan. Qualche attacco all’opposizione (”che si sveglia solo ora sui temi della sicurezza”). Qualche stilettata ai “giornaloni” e ai magistrati. Molto spazio alla capacità della Lega di essere “concreta”, «trasformando voti e idee in azioni». Una Lega che «incide e decide».

Dal decreto Ucraina a Strade sicure

Quello di Salvini è un elenco puntiglioso. Si parte dal decreto aiuti all’Ucraina («per la prima volta quest’anno la difesa dei civili ha preso lo spazio primario rispetto alle armi). Si continua con lo stop all’accordo commerciale Ue-Mercosur («chiediamo reciprocità sulle regole e i controlli di qualità») e con la rottamazione delle cartelle esattoriali. Si prosegue con l’operazione Strade sicure («è merito nostro se gli attuali 6.800 militari sono stati confermati, ma ne servono almeno 10mila»), con i 20 milioni stanziati in legge di bilancio per i padri separati che dopo il divorzio perdono l’alloggio, nonché, ovviamente, con il decreto sicurezza («noi chiediamo 100, poi faremo sintesi con gli altri partiti», ma «nel rispetto dei limiti del codice» ragazze e ragazzi in divisa «dovrebbero avere ancora più le mani libere»).

Il referendum sulla giustizia

Senza dimenticare il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, per il quale la Lega si mobilita, fermo restando che «non è il punto d’arrivo, è un passaggio», perché «il vero punto d’arrivo sarà la responsabilità civile dei magistrati»

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