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Home » Sardegna, i paletti alle rinnovabili tornano al vaglio della Consulta
Economia

Sardegna, i paletti alle rinnovabili tornano al vaglio della Consulta

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 26, 20263 min di lettura
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Sardegna, i paletti alle rinnovabili tornano al vaglio della Consulta

Nuova puntata della vicenda normativa relativa all’ingarbugliata questione dello sviluppo delle rinnovabili in Sardegna. Dopo la sentenza 184 del 16 dicembre 2025 che aveva dichiarato incostituzionali diverse disposizioni della legge sarda sulle aree idonee, la 20/2024, la stessa è tornata al vaglio della Corte Costituzionale. Focus sulla legittimità costituzionale degli allegati alla legge, che individuano materialmente le aree non idonee. In particolare, gli «allegati A, B, C, D, E e commi 9 e 11 dell’art. 1 della legge», come scritto nell’ordine del giorno dell’udienza pubblica della Consulta dello scorso 5 maggio, che ha riguardato le questioni di legittimità costituzionale rimesse dal Tar Sardegna e dal Tar Lazio con riferimento alle censure mosse da società operanti nel settore delle rinnovabili come Maple Tree Solar, Rwe Renewables Italia, Sorgenia Renewables, Green Sole Renewables Italia 1, Ef Agri Società Agricola, Edison Rinnovabili.

Carlo Comandè, dello studio Cdra, è uno dei legali che sta seguendo il procedimento: l’avvocato aveva seguito già diversi ricorsi, tra cui quelli che hanno portato alla riscrittura del dm Aree Idonee l’anno scorso. «Gli allegati alla legge sarda non erano stati impugnati dalla presidenza del Consiglio dei Ministri nel procedimento che aveva portato nel dicembre 2025 la dichiarazione di parziale incostituzionalità della stessa da parte della Consulta. Ora invece sono stati impugnati da diversi operatori. L’udienza del 5 maggio ha avuto a oggetto proprio lo scrutinio di costituzionalità delle regole tecniche, contenute negli allegati, che stabiliscono quali siano le aree idonee. Regole che al momento stabiliscono come aree non idonee il 96% del territorio sardo, con l’effetto sostanziale che in quasi tutta Sardegna non trovano applicazione le norma di semplificazione ed accelerazione di matrice comunitaria», spiega Comandè.

Intanto sempre la Corte costituzionale è entrata nel merito nelle varie impugnazioni tra Regione Sardegna e Ministero dell’Ambiente. Ha sottolineato, con la sentenza numero 88 del 2026 depositata il 25 maggio, che l’autorità amministrativa statale (il ministero) deve applicare la normativa regionale vigente (nello specifico la 20/2024) poiché solo la Corte costituzionale può dichiararne l’illegittimità. La Corte ha accolto i conflitti promossi dalla Regione Sardegna per l’annullamento di diversi decreti del Mase contenenti valutazioni di impatto ambientale relative alla realizzazione di impianti agrivoltaici nelle province di Oristano e di Sassari, adottati escludendo il confronto con i contenuti della legge 20/2024 appunto, relativa all’individuazione delle aree idonee e non idonee all’installazione di impianti rinnovabili. Per il ministero la legge regionale sarda avrebbe dovuto considerarsi illegittima e, quindi, non applicabile, perché avrebbe determinato una forte limitazione alla diffusione degli impianti rinnovabili nella Regione, compromettendo il raggiungimento degli obiettivi europei sulle rinnovabili.

«Il ministero ha adottato decreti di impatto ambientale favorevole disapplicando la legge sarda che riteneva incostituzionale. La Regione Sardegna ha fatto ricorso per conflitto di attribuzione e ora la Corte Costituzionale ribadisce di essere l’unica a poter dichiarare incostituzionale una legge, dando ragione alla Regione Sardegna, nel senso di ritenere illegittima la disapplicazione della norma operata dal ministero. Tuttavia, in sostanza, l’impatto di questa pronuncia risulta molto contenuto in quanto a dicembre 2025 la stessa Corte ha dichiarato la legge sarda 20/2024, disapplicata dal Mase, parzialmente incostituzionale», conseguentemente, sottolinea sempre Comandè: «Al momento, non ci sono conseguenze pratiche per gli operatori o effetti su simili situazioni riguardanti altre Regioni».

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