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Home » Sardegna, molta liquidità ma pochi investimenti
Economia

Sardegna, molta liquidità ma pochi investimenti

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 4, 20263 min di lettura
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Sardegna, molta liquidità ma pochi investimenti

Il patrimonio c’è, ma una parte della ricchezza resta ferma, liquida o immobilizzata, e troppo poca si trasforma in capitale finanziario capace di sostenere accumulazione, innovazione e crescita. E il risparmio che non diventa capitale «non è soltanto un problema delle famiglie: è una delle condizioni che limitano la profondità finanziaria del territorio e, di conseguenza, la capacità delle imprese sarde di crescere, investire e competere».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il report

È quanto emerge dal report “Il risparmio che non diventa capitale: ricchezza finanziaria e deficit di investimento in Sardegna” realizzato dal Centro studi di Confindustria Sardegna. «Abbiamo analizzato il fenomeno, rilevante sul territorio regionale, del monte depositi bancari che non si trasformano in investimenti – sottolinea Andrea Porcu, direttore del Centro studi -. È un freno all’economia che abbiamo il dovere di attenuare potenziando la cultura d’impresa tra i giovani. Oggi le famiglie non investono più per creare un lavoro autonomo per i propri figli. Creano depositi che finanziano poi permanenze all’estero o altri percorsi comunque diversi dall’intrapresa».

Divario con altre regioni

Lo studio parte da una considerazione: «Il divario della Sardegna rispetto alle altre regioni italiane non si estrinseca soltanto nelle infrastrutture, nella demografia, nel capitale umano o nella dimensione del mercato interno – si legge nel rapporto -. Esiste anche una componente patrimoniale e finanziaria che incide direttamente sulla capacità delle famiglie di accumulare ricchezza e sulla possibilità del sistema produttivo di disporre di capitale sufficiente per investire, innovare e crescere». Non solo: «Il patrimonio reale delle famiglie non appare inferiore a quello medio nazionale; anzi, in termini pro capite risulta superiore».

Il divario emerge invece sul piano della ricchezza finanziaria. «È qui che si concentra la distanza rispetto al resto del Paese – prosegue lo studio- : non tanto nella disponibilità di case, immobili o beni reali, quanto nella minore dotazione di attività finanziarie». In Sardegna ammontano a poco più di 53 mila euro pro capite, contro oltre 100 mila euro nella media italiana. Il divario è quindi quasi di 49 mila euro per abitante. In termini relativi, la dotazione finanziaria pro capite sarda è pari a poco più della metà di quella nazionale.

Attività finanziarie per 83,3 miliardi

Il divario riguarda anche la composizione interna delle attività finanziarie. «Nel 2024 le attività finanziarie complessive delle famiglie sarde ammontavano a 83,3 miliardi di euro – si legge nel report-. Di queste, 32,3 miliardi erano detenuti sotto forma di biglietti, monete, depositi bancari e risparmio postale, pari al 38,8 per cento del totale; 33,7 miliardi erano invece rappresentati da titoli, azioni, partecipazioni, quote di fondi comuni e prestiti alle cooperative, pari al 40,5 per cento; i restanti 17,3 miliardi rientravano nelle altre attività finanziarie, che includono riserve assicurative e previdenziali, crediti commerciali e altri conti attivi».

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