Quattro anni di carcere è l’entità della prima richiesta di condanna presentata dalla procura di Torino per gli scontri avvenuti il 31 gennaio scorso nel capoluogo piemontese durante la manifestazione pro Askatasuna. La proposta riguarda un 22enne della provincia di Grosseto che era stato arrestato con il meccanismo della flagranza differita. Il giovane ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. Secondo gli inquirenti era nel gruppo dei dimostranti che circondarono e presero a calci un poliziotto del reparto mobile; è imputato anche se non prese parte diretta alle violenze. Il procedimento che lo riguarda è separato dal maxi fascicolo che oggi ha portato all’esecuzione di sedici misure cautelari e restrittive.
Zangrillo: lo Stato non lascia impunita la violenza
«Un poliziotto accerchiato da un branco di violenti a volto coperto, scaraventato a terra e colpito selvaggiamente con calci, pugni e un martello. Un altro agente intrappolato in un blindato dato alle fiamme. Oltre cento donne e uomini delle forze dell’ordine feriti. Quanto accaduto a Torino il 31 gennaio scorso fu una guerriglia criminale, organizzata e pianificata contro chi ogni giorno rischia la vita per difendere la sicurezza e la libertà di tutti noi. L’operazione di oggi conferma che lo Stato non arretra e non lascia impunita la violenza». Lo afferma Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione e segretario regionale di Forza Italia in Piemonte, commentando le 16 misure cautelari eseguite dalla Digos di Torino nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri alla manifestazione per Askatasuna.
«Vergognosa la reazione degli ambienti di Askatasuna, che parlano ancora di ’strategia del manganello’. Di quale manganello parlano? Io ricordo un martello usato per massacrare un poliziotto inerme, un mezzo dato alle fiamme con un agente a bordo, pietre, bombe carta e una città trasformata in un campo di battaglia. Questa è la verità che nessuna propaganda può cancellare», prosegue Zangrillo, replicando alle dichiarazioni degli ambienti antagonisti dopo l’operazione della polizia. «Definiscono sproporzionate le accuse e invocano la spontaneità della rabbia. Ma quale rabbia! Questa è barbarie ed è intollerabile che qualcuno tenti ancora di giustificarla o minimizzarla», aggiunge.

