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Home » Se in ospedale si sbaglia il reparto la mortalità cresce più del doppio
Salute

Se in ospedale si sbaglia il reparto la mortalità cresce più del doppio

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 14, 20263 min di lettura
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Se in ospedale si sbaglia il reparto la mortalità cresce più del doppio

«Un letto non vale l’altro»: parcheggiare un paziente nel reparto sbagliato può trasformarsi in un errore fatale più che raddoppiando il rischio di mortalità. Perché ricoverare un paziente nel primo letto disponibile, anziché nel reparto più adatto alla sua condizione clinica, non rappresenta solo un problema organizzativo ma può incidere direttamente sulla sicurezza delle cure e sugli esiti clinici. È quanto emerge dallo studio tutto italiano “SISIFO”, promosso da Fadoi – la Federazione che riunisce i dirigenti ospedalieri internisti – e appena pubblicato sul Journal of Patient Safety: si tratta del primo studio prospettico italiano dedicato al fenomeno dei ricoveri “fuori reparto”, l’altra faccia del sovraffollamento ospedaliero, meno conosciuta del boarding nei Pronto soccorso ma comunque altrettanto critica.

Lo studio ha coinvolto 37 Unità operative di Medicina Interna distribuite su tutto il territorio nazionale e ha arruolato 2.056 pazienti. L’analisi ha evidenziato risultati quantomeno sorprendenti che fanno riflettere su quanto la cosiddetta “appropriatezza” non sia un optional, ma una scelta strategica. Secondo lo studio infatti la mortalità intraospedaliera dei pazienti ricoverati almeno una notte in un reparto non appropriato è risultata più che doppia rispetto a quella dei pazienti ricoverati direttamente in Medicina Interna (9,5% contro 4,4%). Non solo: i pazienti ricoverati fuori reparto presentano una maggiore frequenza di eventi avversi multipli durante la degenza, tra cui cadute, delirium, incidenti terapeutici e altre complicanze assistenziali. Lo studio ha analizzato il percorso dei pazienti di area medica che, pur necessitando del ricovero in Medicina Interna, vengono temporaneamente collocati in altri reparti a causa della mancanza di posti letto. Si tratta prevalentemente di pazienti anziani, fragili, affetti da più patologie contemporaneamente e con bisogni assistenziali complessi.

Insomma il ricovero fuori reparto non è una soluzione indolore: «Questi risultati confermano ciò che gli internisti osservano quotidianamente nei nostri ospedali: un letto non vale l’altro», sottolinea il Presidente Fadoi, Andrea Montagnani. «Per un paziente complesso – evidenzia – non basta essere ricoverato. Conta dove viene ricoverato, da chi viene seguito, con quale continuità assistenziale e con quali competenze». Secondo la Federazione, ricoverare pazienti internistici in reparti non progettati per gestire elevati livelli di complessità può compromettere il monitoraggio clinico, la continuità assistenziale, la comunicazione tra le équipe e la tempestività degli interventi.

Lo studio non vuole alimentare allarmismi, ma richiama l’attenzione su un fenomeno sempre più frequente negli ospedali italiani, soprattutto nei periodi di maggiore pressione sui Pronto soccorso come l’estate. Il sovraffollamento, la riduzione dei posti letto e l’insufficiente sviluppo dell’assistenza territoriale finiscono infatti per ripercuotersi sull’organizzazione ospedaliera e, in particolare, sui reparti di Medicina Interna. «Il paziente fuori reparto è spesso il segnale più evidente di un sistema sotto stress», osserva il presidente della Fondazione Fadoi, Francesco Dentali. «Quando non ci sono posti disponibili – sottolinea ancora – si cerca una soluzione immediata. Ma questa soluzione non può trasformarsi nella normalità, perché rischia di esporre i pazienti più fragili a percorsi assistenziali meno sicuri». Infine per Micaela La Regina, Clinical Governance and Risk Management Unit, ASL5, La Spezia ,«è necessario ripensare la gestione e la distribuzione dei posti letto, rafforzare gli organici e le competenze nella gestione del paziente acuto e investire in modelli organizzativi più moderni e resilienti». Da qui alcune priorità e proposte lanciate da Fadoi: dall’incremento dei posti letto di Medicina Interna al rafforzamento degli organici medici e infermieristici; dalla definizione di percorsi assistenziali dedicati ai pazienti temporaneamente ricoverati fuori reparto alla formazione del personale dei reparti ospitanti nel gestire i pazienti complessi fino al la gestione dei flussi dal Pronto soccorso e l’integrazione con i servizi territoriali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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