Dopo uno duro scontro politico tra maggioranza e opposizioni sui costi aggiuntivi connessi alla realizzazione del progetto del caccia di sesta generazione, giovedì 12 febbraio è infine giunto il parere favorevole della commissione Affari esteri e difesa della Camera a uno schema di decreto del ministero della Difesa che ha una valenza strategica. Si tratta del via libera definitivo a un programma pluriennale che riguarda, per ricorrere alle parole del titolo del provvedimento, “lo sviluppo di una architettura complessa e interoperabile basata su un «sistema di sistemi» di combattimento aereo di sesta generazione – Future Combat Air System (FCAS), caratterizzata da una piattaforma principale (core platform – GCAP) e da sistemi cooperanti non pilotati (velivoli a pilotaggio remoto o adjuncts), da una marcata capacità multi-dominio, imperniata su tecnologie emergenti fortemente innovative, destinata al prospettico rinnovamento dei velivoli F2000 Eurofighter dell’Aeronautica militare”.
L’accelerazione sul piano dei costi
La componente principale dell’intero pacchetto è il progetto del caccia di sesta genarazione, o “Gcap”. Le stime di spesa preliminari in questo caso sono state riviste al rialzo. Rispetto ai costi stimati nel 2021, quindi cinque anni fa, è aumentato da 6 a 18,6 miliardi di euro l’impegno necessario all’Italia sviluppare questo sistema di combattimento aereo. L’opposizione, in particolare Cinque Stelle e Avs, ha attaccato denunciando “spese incalcolabili” e lamentando il fatto che le Commissioni verrebbero a loro avviso usate come un bancomat che eroga miliardi come noccioline.
Il caccia di sesta generazione su cui punta l’Italia
Il “Gcap” è il programma di collaborazione internazionale che coinvolge, allo stato attuale (nell’ultimo periodo è circolata l’ipotesi di un interessamento della Germania e dell’Australia) Italia, Regno Unito e Giappone (che a suo volta ha preso il posto della Svezia) con l’ambizione condivisa di sviluppare un sistema aereo di nuova generazione entro il 2035. Le aziende capofila per i rispettivi Paesi sono Leonardo, Bae Systems (Regno Unito) e Mitsubishi (Giappone). Per l’Italia si prevede la partecipazione anche delle aziende MBDA Italia, Elettronica e Avio GE, oltre che di ulteriori realtà industriali minori, anche tra le Pmi.
Sistema di aerei da combattimento che si basa su un’architettura cloud
Il programma consiste in un sistema di aerei da combattimento di sesta generazione, integrato con sistemi cooperanti non pilotati, satelliti ed altri assetti militari. Il progetto prevede che tutti gli elementi del sistema siano collegati da una rete “intelligente”, basata su un’architettura cloud dedicata, intelligenza artificiale e datalink di nuova generazione. Il programma è citato nel Documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2025 – 2027, nel quale vieene chiarito che il programma ha ricevuto un’integrazione di 1180 milioni di euro nella legge di Bilancio 2025.
Quattro fasi di sviluppo
Il programma ha una durata complessiva ipotizzata di circa 30 anni (2021-2050). Sono previste quattro fasi di sviluppo. La prima: valutazione e analisi e progettazione preliminare. La seconda: sviluppo avanzato. La terza: produzione iniziale. La quarta fase sarà quella della produzione avanzata. L’onere iniziale per l’Italia, relativo alle fasi 1 e 2 era quantificato “in circa 6 miliardi di euro, a condizioni economiche 2021”. Di tale cifra il provvedimento chiede l’autorizzazione parlamentare per la somma di 2 miliardi di euro, a valere sui capitoli del settore investimento del bilancio ordinario della Difesa. Per gli ulteriori 4 miliardi di euro (necessari alla fase due) si prevedeva la presentazione di un successivo e analogo decreto ministeriale.










