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Home » Tassa sulla CO2: primo ok per i prodotti finiti, ma salta la clausola sui rincari
Economia

Tassa sulla CO2: primo ok per i prodotti finiti, ma salta la clausola sui rincari

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 15, 20263 min di lettura
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Tassa sulla CO2: primo ok per i prodotti finiti, ma salta la clausola sui rincari

Il 15 settembre il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione sull’estensione del Cbam (carbon border adjustment mechanism: la tassa sul carbonio applicata alle merci importate da Paesi extra-Ue) e sull’istituzione di un fondo a sostegno della decarbonizzazione. Con 464 voti favorevoli, 50 contrari e 159 astensioni, gli eurodeputati hanno sostenuto la proposta della Commissione di estendere l’applicazione del meccanismo oltre le materie prime di base a un ampio elenco di prodotti a valle, più ampio rispetto al testo originario: prodotti finiti in acciaio e alluminio come elementi di fissaggio, fili metallici, molle e articoli per la casa. Hanno inoltre chiesto l’introduzione di un’esenzione per i flussi di energia elettrica provenienti da Paesi extra-Ue utilizzati dai gestori delle reti per mantenere la stabilità della rete.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

È stata invece respinta la misura di salvaguardia proposta dalla Commissione, che avrebbe consentito di escludere determinati beni dal Cbam in caso di shock dei prezzi (articolo 27a). Al suo posto, il Parlamento ha proposto di destinare temporaneamente i proventi del Cbam derivanti dai beni interessati ai settori colpiti. Ha inoltre eliminato la possibilità, proposta dalla Commissione, di utilizzare i crediti di carbonio previsti dall’articolo 6 dell’Accordo di Parigi per compensare gli obblighi derivanti dal Cbam, poiché la questione dovrebbe essere discussa nell’ambito della prossima revisione dell’Ets.

Il Parlamento europeo ha inoltre adottato la sua posizione sul Fondo temporaneo per la decarbonizzazione, per proteggere i produttori Ue sui mercati di esportazione, con 433 voti favorevoli, 97 contrari e 146 astensioni. I deputati chiedono di erogare il sostegno finanziario del Fondo dal 2027 (anziché dal 2028) al 2029, vogliono inoltre estenderlo ai produttori di fertilizzanti e agli operatori che sostengono costi più elevati legati al carbonio, includendo tra i prodotti ammissibili urea, nitrato di ammonio e solfato di ammonio, considerati strategici per la sicurezza alimentare. Secondo gli eurodeputati, tutte le imprese che utilizzano beni soggetti al Cbam nella loro produzione dovrebbero poter beneficiare del Fondo. Il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati con gli Stati membri dell’Ue.

Delusione dai settori che utilizzano materie sottoposte a Cbam e a rincari acuiti dalla crisi mediorientale, in particolare per l’eliminazione dell’articolo 27a: secondo Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo (che utilizza urea) «priva il sistema di uno strumento di flessibilità importante per intervenire in presenza di circostanze eccezionali». Per Copa e Cogeca «avrebbe potuto proteggere gli agricoltori dall’impatto dei prezzi eccezionalmente elevati dei fertilizzanti in tempi di crisi». Sulla stessa linea Coldiretti e Confagricoltura, che ha sottolineato come «la sua eliminazione rischia di gravare sulla capacità produttiva europea e di trasferire ulteriori rincari sui prezzi alimentari per i consumatori finali».

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