La Banca Centrale Europea ha mantenuto all’unanimità i tassi di interesse invariati e ha avvertito che l’impennata dei prezzi dell’energia dovuta alla guerra in Medio Oriente rischia di alimentare l’inflazione e di frenare la crescita nell’Eurozona, nel tempo.
“La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica” si legge nella nota al termine del Direttivo. Il conflitto, si aggiunge, “avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici”.
Le implicazioni a medio termine “dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia” spiega la nota.
Per il momento, i custodi dell’euro hanno scelto di non modificare la propria politica monetaria: il tasso sui depositi, che funge da parametro di riferimento, rimane fisso al 2%, come da luglio, mentre l’inflazione si è mantenuta intorno all’obiettivo del 2% negli ultimi mesi.
La presidente Christine Lagarde ha sottolineato che l’Eurotower “è ben posizionata per affrontare l’incertezza” generata dal conflitto in Iran. “L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative dei prezzi a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri” ha aggiunto la presidente della BCE. “Monitoriamo attentamente la situazione e il nostro approccio basato sui dati ci aiuterà a stabilire la politica monetaria più appropriata” ha detto ancora Lagarde. L’economista francese ha inoltre ha sottolineato che “qualsiasi misura fiscale in risposta allo shock energetico dovrebbe essere temporanea e mirata”.
“Per quanto riguarda gli aiuti di Stato e l’incentivazione delle fusioni, esamineremo con attenzione, incluso ciò che riguarda il settore bancario” ha precisato la direttrice dell’Eurotower.
La Bce, nelle sue prossime decisioni di politica monetaria, presterà “particolare attenzione” agli sviluppi dei prezzi energetici di fronte alla guerra in Iran, alla possibilità che si formino “colli di bottiglia” nelle catene di fornitura, alle aspettative delle imprese sui prezzi di vendita e in generale “a tutti gli indicatori relativi alla domanda” nonché all’andamento dei salari.
La Bce, nelle sue staff projections, ha due scenari alternativi a quello di base sugli sviluppi della guerra in Medio Oriente, su cui ha costruito le sue stime macroeconomiche. In entrambi gli scenari, uno “avverso” e uno “grave”, le stime sono “significativamente più alte per l’inflazione e più basse per la crescita”.









