Non bisogna cliccare sul link
Dunque il consiglio che arriva dal ministero della Salute in questo caso è quello, nel caso in cui si sia stati destinatari di queste mail, di non cliccare sul link ed eliminare il messaggio. Dopo di che l’invito è a consultare «esclusivamente i canali istituzionali» per informazioni.
Finti rimborsi o bonus inesistenti
Ma i tentativi di attacchi informatici attraverso messaggi ingannevoli agli utenti stanno diventando i più disparati. Falsi rimborsi Irpef, falsi bonus vacanze. Sono alcune delle nuove forme di truffe individuate e portate allo scoperto nelle ultime settimane. Alcuni suggerimenti forniti dall’agenzia delle Entrate possono aiutare a rendersi conto se ci si trova davanti a un tentativo malevolo di carpire i dati personali.
Le mancanze che tradiscono i truffatori
Come spiega l’Agenzia nella sua pagina dedicata è possibile fare una sorta di mini test: «Intanto, cominciando col chiedersi se il messaggio proviene da un mittente noto, poi verificando se è scritto in italiano corretto. Ancora: è rivolto personalmente a noi? È ben “costruito”, cioè i caratteri usati sono coerenti o sembra un copia e incolla raffazzonato? Il discorso “fila” liscio e ha senso compiuto? Anche una sola di queste mancanze è sufficiente a considerare prudentemente il messaggio come pericoloso».
I collegamenti pericolosi
Attenzione poi ai link. «Se ci sono collegamenti nel messaggio, la prima verifica da fare – sottolinea l’Agenzia – è se, al passaggio del mouse, il link corrisponde al testo. È sempre opportuno diffidare dei link accorciati (ad esempio quelli di tipo bit.ly) che non consentono di sapere a priori qual è l’indirizzo di destinazione. Se ci sono allegati, bisogna sempre controllare che abbiano una sola estensione (ad esempio .docx e non .docx.exe). In caso di dubbi sulla provenienza reale di un documento ricevuto per mail, piuttosto che aprirlo è preferibile contattare il mittente per altra via (un numero di telefono o un indirizzo email ufficiale) e chiedere conferma».
L’agenzia delle Entrate precisa poi di non inviare «mai per posta elettronica comunicazioni contenenti dati personali dei contribuenti».










