Se oggi il Cavalier Antonio Trevi – meglio noto come Totò – provasse a vendere la celebre fontana al malcapitato turista italo-americano di turno, probabilmente si troverebbe di fronte a un problema burocratico insormontabile: la concorrenza del Campidoglio.
Dimenticate la libertà di lanciare la monetina con la stessa nonchalance di Anita Ekberg. Il nuovo sistema di accesso alla Fontana di Trevi prevede ora un ticket di ingresso per gestire la calca. Un’idea che avrebbe mandato in estasi il protagonista di “Tototruffa ’62”. Immaginate la scena: Totò, con tanto di tuba e l’immancabile socio Peppino, che invece di vendere il monumento in blocco, si mette a staccare biglietti “fatti in casa” davanti alla passerella, promettendo magari un “pacchetto VIP” con diritto di bacio sotto il getto d’acqua (multa esclusa, s’intende).
“E io pago!”
Mentre l’amministrazione comunale parla di “turismo sostenibile” e “tutela del patrimonio”, il fantasma del Principe della Risata sembra aggirarsi tra i turisti in coda, borbottando il suo celebre: “E io pago!”. Perché sì, d’ora in poi per vedere dal più vicino possibile bisognerà mettere mano al portafoglio ancora prima di lanciare la fatidica moneta. Una sorta di tassa sulla speranza: paghi per entrare e poi paghi pure per chiedere al destino di tornare a Roma.
La rivincita di Peppino
Peppino, poveretto, sarebbe lì a scrivere la ricevuta: “Signor turista, per vedere l’acqua corrente sono dieci lire, per l’acqua ferma c’è lo sconto”. Ma la realtà ha superato la fantasia. Oggi la Fontana di Trevi non si vende più: si affitta a minuti. E se Totò cercava di rifilare il monumento al primo sprovveduto, oggi è il monumento stesso che, tra tornelli e prenotazioni online, sembra dirci con un’alzata di spalle: “Ogni limite ha una pazienza”.
Anita Ekberg e Marcello Mastroianni ne “La dolce vita” (@web)
01/02/2026




