La voglia di fare la scalata c’è. Ma, spesso, questa volontà deve scontrarsi con la consapevolezza di non avere abbastanza muscoli per arrivare fino in cima. A mettere nero su bianco questo paradosso che riguarda i giovani italiani e il mondo del lavoro è una ricerca realizzata da Swg e Junior Achievement Italia, organizzazione non profit nata nel 2002 e dedicata all’educazione economico-finanziaria, all’orientamento, all’imprenditorialità e alla cittadinanza attiva per giovani dai 5 ai 19 anni.
Il sondaggio
Dal sondaggio, condotto su un campione di 1.267 persone 18-74enni, emerge che i giovani lavoratori tra i 18 e i 29 anni sono una generazione attiva che cerca maggiore autonomia, tanto che il 69% di loro vuole cambiare lavoro entro tre anni. Di questi, uno su cinque vorrebbe avviare una propria attività (22%, contro una media nazionale dell’11), mentre il 31% dichiara di voler costruire un proprio progetto nel tempo. A mancare, però, sono i muscoli. Ovvero gli strumenti per mettere in pratica queste spinte. Se si guarda alle competenze operative emerge un gap importante: la capacità di presentare un’idea si ferma a 6,1 decimi, mentre si assestano su livelli ancora inferiori quella di lavorare per progetti (5,9) e di prendere decisioni (5,8). Carenze che si riflettono anche sul livello di insoddisfazione del campione analizzato: il 35% dei 18-24enni si dichiara poco soddisfatto della propria capacità di adottare soluzioni innovative, mentre il 40% della fascia 25-29 anni si ritiene insoddisfatto della propria capacità di gestire problemi e imprevisti.
Disallineamento di competenze
Se i sintomi del problema sono evidenti, le cause lo sono altrettanto. Nella ricerca si evidenzia infatti come oltre la metà dei giovani lavoratori (il 55% dei 18-24enni e il 50% dei 25-29enni) non abbia mai ricevuto educazione imprenditoriale, né a scuola né altrove. Una situazione che parla del disallineamento tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e la formazione: solo il 45% dei 18-24enni dichiara di aver ricevuto educazione all’auto-imprenditorialità, intesa come capacità di trasformare un’idea in un progetto concreto. La distanza tra ambito formativo e lavoro «è un segnale che ci dice quanto sia importante iniziare prima, già nella scuola secondaria di primo grado, ad affiancare ai percorsi scolastici occasioni concrete in cui i giovani possano sviluppare competenze come lavorare per progetti, prendere decisioni, presentare un’idea o confrontarsi con l’incertezza», commenta Miriam Cresta, Ceo di Junior Achievement Italia, che parla anche della necessità di incoraggiare una «scuola abilitante», dato che le capacità operative «crescono soprattutto attraverso esperienze dirette e contesti collaborativi».
Un nuovo modello
In questo contesto, JA ha sviluppato programmi di educazione all’imprenditorialità per dotare gli studenti di competenze orizzontali, dalla creatività al lavoro in team, dal public speaking al problem solving, potenzialmente utili in qualunque tipo di percorso professionale. È così che l’organizzazione ha puntato sul modello del “volontariato di competenze”: collaborando con imprese partner, porta nelle scuole professionisti e manager che si affiancano ai docenti, integrando le loro conoscenze nei percorsi formativi. Una strategia per rendere più concreta la formazione, mettendo gli studenti a contatto con esperienze e modalità operative che difficilmente troverebbero spazio nella didattica tradizionale.
«Quando scuole, aziende e terzo settore lavorano insieme, quando si mettono i giovani a contatto con esperienze, professionalità e punti di vista diversi, i risultati sono concreti: più competenze, più motivazione, più consapevolezza», sottolinea Anna Gionfriddo, presidente di Junior Achievement Italia: «Oggi oltre 100 aziende, a livello nazionale e territoriale, hanno scelto di costruire insieme a noi una comunità impegnata a sostenere l’educazione imprenditoriale nelle scuole». Nell’anno scolastico 2024-2025, JA ha organizzato quasi 503mila esperienze educative in 587 scuole italiane.



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