«Ricadute occupazionali e contrattuali» ma anche «legittime preoccupazioni delle lavoratrici e dei lavoratori per un futuro incerto». Le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Ferrovie hanno inviato il 5 maggio una nota congiunta per stigmatizzare la «Relazione presentata dal ministero delle Infrastrutture il 24 aprile 2026» sulla gara a tre lotti per i treni Intercity e «ne chiedono l’immediata revisione» con «un bando di gara a lotto unico».
La gara per il servizio Intercity
Nel mirino c’è la «Relazione sui lotti di gara», il dossier con cui il ministero delle Infrastrutture, insieme a Invitalia, ha costruito l’architettura della futura gara per l’affidamento dei servizi Intercity, prevista entro giugno e destinata a coprire un orizzonte di quindici anni. Più di cento pagine già trasmesse all’Autorità di regolazione dei trasporti per il parere.L’impostazione scelta dal Mit va nella direzione opposta a quella invocata dalle sigle: apertura massima al mercato e servizio spacchettato in tre lotti non equivalenti, con l’obiettivo dichiarato di stimolare la concorrenza «a favore della qualità ed efficienza». Quattro gli scenari analizzati, dal lotto unico al modello più aperto: la scelta è caduta su quest’ultimo.
La protesta
La richiesta è netta: «Prevedere un bando di gara a lotto unico». E l’avvertimento è altrettanto esplicito: «In assenza di modifiche saranno messe in campo, nei prossimi giorni, tutte le iniziative necessarie, incluse manifestazioni pubbliche». Sul tavolo, spiegano i sindacati, c’è il rischio che «la frammentazione del servizio» comprometta «un’infrastruttura essenziale per la coesione territoriale», con effetti su qualità, investimenti ed economie di scala. Sul fronte occupazionale, poi, la divisione «potrebbe favorire fenomeni di dumping contrattuale», da qui la richiesta di rendere cogente l’applicazione del Ccnl Mobilità–Attività ferroviarie lungo tutta la filiera.
I tre lotti
Tre i perimetri disegnati. Il primo, il più pesante, include Milano-Liguria, Sicilia-Milano, Sicilia-Roma e le direttrici tirreniche, con 64 collegamenti e circa 12,9 milioni di treni-chilometro. Il secondo copre l’Adriatica e gli assi Napoli-Puglia e Roma-Puglia, con 36 collegamenti e 8,5 milioni di treni-chilometro. Il terzo, più contenuto, riguarda Ancona-Roma e la Dorsale, con 26 collegamenti e 4,9 milioni di treni-chilometro. Ora la palla passa nelle mani dell’Autorità di regolazione dei trasporti che dovrà presentare il suo parere.











