Nei tumori gastrointestinali la cura sta cambiando profondamente. Per molti anni il trattamento è stato costruito sulla sede della malattia: stomaco, colon, fegato, vie biliari, pancreas. Oggi non basta più. Conta anche come è fatto il tumore, quali caratteristiche biologiche possiede e come risponde alle cure.
È questo il cambio di passo discusso al “Lazio Network: Breaking News and Real-Life in Gastrointestinal Cancers”, promosso dall’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) e dall’ASL Latina. L’incontro, giunto alla seconda edizione, ha riunito a Roma oltre sessanta specialisti dei principali centri della regione.
Le nuove diagnosi
I numeri rendono il tema rilevante: in Italia i tumori gastrointestinali causano ogni anno oltre 60mila nuove diagnosi. Il colon-retto è il più frequente, con circa 41.700 nuovi casi stimati nel 2025, seguito dallo stomaco (14.700) e dai tumori stromali gastrointestinali (circa 900). Per il colon-retto la sopravvivenza a cinque anni raggiunge il 64,2%.
La prima grande novità è la profilazione molecolare: studiare il tumore in profondità per individuare nel suo DNA alterazioni che guidino la scelta terapeutica. Tumori dello stomaco e delle vie biliari, fino a pochi anni fa difficili da personalizzare, stanno diventando malattie sempre più “leggibili”. Individuare una mutazione specifica consente di usare farmaci mirati: è come trovare la serratura giusta, invece di demolire tutto l’edificio. All’IRE sono in avvio studi clinici dedicati a pazienti con colon-retto molecolarmente positivo.
I pazienti con malattia avanzata
Un secondo fronte riguarda i pazienti con malattia avanzata, in particolare epatocarcinoma e colangiocarcinoma, dove cresce il ruolo della combinazione tra terapie sistemiche e trattamenti locoregionali, tra cui la TARE (radioembolizzazione transarteriosa). Questa tecnica inietta nell’arteria che nutre il tumore microsfere cariche di materiale radioattivo, portando la radioterapia direttamente nella massa tumorale. All’IFO viene eseguita dal 2004: oltre 1.500 trattamenti effettuati, di cui più di 1.000 in pazienti con epatocarcinoma.












