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Home » Tutti i nodi della legge elettorale al voto: dalle preferenze alla parità di genere
Politica

Tutti i nodi della legge elettorale al voto: dalle preferenze alla parità di genere

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 14, 20264 min di lettura
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Tutti i nodi della legge elettorale al voto: dalle preferenze alla parità di genere

Dalle preferenze all’indicazione del premier fino alla riduzione delle aree geografiche della circoscrizione estero e la questione dell’alternanza di genere per i nomi sulla scheda, sono tanti i nodi ancora aperti sulla legge elettorale. 

Il testo sul quale partono le votazioni in Aula a Montecitorio prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto di 220 eletti nel primo caso e 113 nel secondo) alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi. 

Se nessuno arriva a questa percentuale o la Camera e il Senato danno esiti elettorali diversi, si procede con un proporzionale puro. Il sistema prevede liste bloccate in collegi plurinominali. Il premio di maggioranza è, invece, ‘diviso’ in listini circoscrizionali. Fin qui siamo all’impalcatura del testo concordato dal centrodestra che ha però opinioni diverse sulla possibilità di prevedere, al posto delle liste bloccate, il meccanismo delle preferenze, da sempre battaglia di FdI tra i dubbi degli alleati.

 

MECCANISMO TOSCANO

 Con un emendamento firmato solo da FdI, Nm e Udc, si propone di sostituire le liste bloccate del plurinominale con un elenco di 7 nomi dando la possibilità dal secondo in poi (visto che il primo è bloccato) di mettere una crocetta accanto al o ai nomi preferiti (con alternanza di genere) già stampati sulla scheda. Nel meccanismo previsto chi è candidato nel listino circoscrizionale deve essere anche candidato in almeno un collegio della circoscrizione, come capolista, ma per chi vince il premio di maggioranza il seggio scatta nel listino del premio di fatto rendendo il meccanismo in parte a preferenza. Il meccanismo attuale previsto dal testo con doppia lista bloccata (al plurinominale e circoscrizionale) secondo alcune interpretazioni potrebbe incorrere in rilievi da parte della Consulta.

PARITA’ DI GENERE

L’emendamento proposto da FdI, Nm e Udc prevede che il meccanismo dell’alternanza di genere scatti al terzo nome presente in lista, con la possibilità dunque che il genere del capolista bloccato e del primo nome in scheda coincidano. Critiche le opposizioni, che nei loro emendamenti chiedono invece di far scattare il meccanismo a partire già dal capolista.

CANDIDATO PREMIER

Sin dalla prima stesura del testo è stata inserita una clausola che chiede alle liste o coalizioni di liste di indicare al momento del deposito del contrassegno il nome di chi si intende proporre al capo dello Stato come proprio candidato alla guida di Palazzo Chigi. Una proposta rafforzata nella seconda versione del testo con la penalità dell’inammissibilità della lista. Contrarie a questa previsione l’opposizione che parla di ‘premierato senza riforma’ e ha presentato emendamenti soppressivi in materia. Se la legge verrà approvata in via definitiva anche al Senato il centrosinistra si vedrà costretto a fare un accordo o le primarie per indicare il proprio candidato.

RACCOLTA FIRME 

In commissione è stato approvato un emendamento che ha esentato dalla raccolta delle firme le forze politiche che abbiano un gruppo in almeno una delle due Camere formato entro il 2025. La proposta, di fatto, esclude +Europa e i vannacciani che si sono fatti sentire con proteste ed emendamenti per cambiare la misura.

CIRCOSCRIZIONE ESTERO

La maggioranza ha presentato una proposta per modificare le aree geografiche della circoscrizione estero riducendole a due per la Camera (Ue ed extra Ue) e una sola al Senato. La modifica è fortemente contestata dall’opposizione e – secondo alcuni – rischia rilievi una volta approvata.

VOTO DEI FUORISEDE

La maggioranza ha presentato un emendamento per consentire a chi vive, da almeno 9 mesi, in una circoscrizione diversa da quella nella quale è residente e dunque iscritto alle liste elettorali di votare dove è domiciliato attraverso l’iscrizione a un albo apposito del Comune. Il voto vale ai fini della circoscrizione in cui lo esprime. 

 

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