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Home » TuttoFood, l’alimentare made in Italy resta forte nonostante crisi di Hormuz e dazi
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TuttoFood, l’alimentare made in Italy resta forte nonostante crisi di Hormuz e dazi

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 11, 20263 min di lettura
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TuttoFood, l’alimentare made in Italy resta forte nonostante crisi di Hormuz e dazi

Le sfide e le minacce ci sono tutte, dai dazi Usa alle tensioni in Medio Oriente che stanno appesantendo i costi per le imprese. Ma sul tavolo ci sono anche nuove opportunità oltre alla comprovata resilienza e capacità di risposta dell’industria alimentare italiana. Ne è convinto il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino che, in occasione di TuttoFood in Fiera a Milano riassume lo scenario competitivo del settore. Uno scenario che, nonostante le difficoltà, ha già registrato una importante capacità di reazione da parte del settore che ha chiuso il 2025 in positivo, e così è ripartito nel 2026.

Imprese resilienti

«L’industria alimentare nazionale – spiega Mascarino – sta dimostrando una notevole resilienza e una grande capacità di rispondere alle forti turbolenze geopolitiche. Nel 2025, il settore ha raggiunto un fatturato di 204 miliardi di euro, in crescita del +3,6% sull’anno precedente, sostenuto da un buon trend della produzione industriale (+1,6%) e da un export dinamico (+4,2%). Il 2026 presenta dei dati incoraggianti anche se lo scenario internazionale col corredo di inflazione e pressione sui costi contribuiscono a creare un clima di incertezza. I dazi americani prima, e oggi le tensioni sullo Stretto di Hormuz, con le sue ricadute su energia, imballaggi, packaging e approvvigionamento di alcune materie prime strategiche, (fertilizzanti e alluminio in primis) non aiutano. L’industria alimentare si impegnerà, come ha sempre fatto, a contenere gli aumenti dei prodotti, riducendo i margini, cercando l’equilibrio tra il mantenimento della domanda e la salvaguardia delle imprese».

In particolare, le nuove minacce del caro gasolio e le ristrettezze sui fertilizzanti rischiano di provocare una nuova fiammata dei costi che finiranno per condizionare l’intera filiera a partire dalla produzione delle materie prime agricole.

Alto rischio inflazione

«La filiera – aggiunge il presidente di Federalimentare – è stretta da nuove spinte inflattive. Come ha ricordato recentemente il presidente di Confindustria Emanuele Orsini un conflitto prolungato nel Golfo rischia di portare il Paese a crescita zero e a rischio stagflazione (recessione più inflazione, ndr). In questo scenario, l’Italia non può essere lasciata sola. Il conflitto in Medio Oriente coinvolge tutta l’Europa ed è in Europa che devono essere adottate iniziative straordinarie per eventi straordinari. La revisione degli Ets così come la proposta del Governo di estendere anche al caro-energia le deroghe al Patto di stabilità, attivando a definire clausole di salvaguardia, sono due soluzioni che darebbero fiato alle industrie. Soprattutto a quella alimentare che, lo ricordo, è tra le prime manifatture italiane e ai vertici anche dell’industria europea».

Potenzialità di espansione

Tuttavia, non mancano i segnali positivi. Ci sono grandi aspettative nell’universo produttivo per i nuovi accordi commerciali stretti da Bruxelles con i paesi dell’America Latina del Mercosur e con India. Tra i due quello nel medio periodo ci si attende riflessi positivi soprattutto dal Sudamerica dove la produzione alimentare made in Italy può contare sul volano della forte presenza di cittadini di origine italiana.

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