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Home » Un oleodotto sulla costa dei vip: a Monopoli è scontro sul progetto
Economia

Un oleodotto sulla costa dei vip: a Monopoli è scontro sul progetto

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 25, 20265 min di lettura
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Un oleodotto sulla costa dei vip: a Monopoli è scontro sul progetto

Lo skyline marino potrebbe cambiare del tutto tra un anno e mezzo. Dalle dorate spiagge di Monopoli, città del basso barese votata al turismo, si vedrà a 500 metri dalla costa, a nord del molo di Tramontana, un campo composto da cinque boe – più tre accosti sulla banchina – sulle quali faranno il via vai le navi cisterna che potranno movimentare 1,5 milioni di tonnellate l’anno di biocarburanti, olio vegetali e derivati. Il nuovo campo boe insieme al sealine e alla pipline interrate in collegamento per 3 chilometri al deposito costiero nella zona industriale nord della cittadina pugliese, proposto dalla Magazzini Generali Italiani srl (facente parte del gruppo Marseglia), potrebbe cambiare ancora una volta l’economia della cittadina che oggi registra quasi ottocentomila presenze turistiche dall’inizio dell’anno e 2.137 strutture ricettive censite. L’integrazione tra il crescente turismo – che peraltro richiederebbe un rafforzamento della raccolta rifiuti -, la tutela ambientale e le nuove infrastrutture energetiche proposte dal gruppo Marseglia richiede una attenzione particolare. E la politica è chiamata dai cittadini attraverso un Comitato di scopo «Salviamo Monopoli e il Mare» a dover dare risposte, perché come spiega l’avvocato Filippo Grattagliano, tra i membri fondatori del Comitato, è necessario ora «assolutamente fermare l’istanza di Via (Valutazione di Impatto Ambientale) in corso» presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il Comitato presenterà entro la scadenza prevista il 29 agosto le osservazioni per il procedimento di Via aperto al Ministero dell’Ambiente.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Stato avanzamento cantiere, luglio 2026

Il progetto, grazie all’autorizzazione Unica Zes (numero 8 del 2024) «di 21 serbatoi con una capacità di circa 4.250 metri cubi, per un totale di 89.250 metri cubi», secondo l’azienda proponente, porterà diversi benefici come l’eliminazione di oltre 20.000 camion all’anno per il trasporto dell’olio dai porti di Monopoli e Brindisi, e la riduzione di oltre 2 milioni di kg/anno di Co2 equivalente. Il tutto per un investimento pari a 50 milioni e tempi di realizzazione di circa un anno e mezzo. La Magazzini Generali Italiani srl punta a realizzare un sistema integrato per il trasporto e lo stoccaggio degli oli vegetali. L’azienda (230 dipendenti diretti) è specializzata in tre aree: lavorazione dell’olio per uso alimentare; produzione di biodiesel; creazione di energia da bioliquidi e biomassa. Di qui l’esigenza di attivare «un campo boe offshore per l’ormeggio di navi cisterna destinate al trasporto di biocarburanti, oli vegetali e loro derivati, collegato tramite sealine e pipeline interrate a un deposito costiero». Ma i dubbi sull’impatto ambientali e sulla salute dei cittadini sono tanti.

Il progetto (2 step) – Campo boe e percorso dell’oleodotto

Il bilanciamento delicato tra economia turistica e della pesca, bellezza ambientale e sviluppo industriale, deve passare al vaglio del Ministero. Già la Regione Puglia con tre atti istruttori distinti – una nota del Servizio parchi e tutela della biodiversità dell’ottobre 2025, un parere della Commissione tecnica Via/Vas del marzo 2026 e una successiva nota di conferma del giugno 2026 – giudica il progetto incompatibile con la tutela ambientale e paesaggistica dell’area. E poi ci sono i nodi procedurali: «Il parco serbatoi e il sistema campo boe–pipeline sono, per stessa ammissione della documentazione divulgativa del proponente, un unico intervento articolato in due fasi – spiega l’avvocato Grattagliano -: un “1° step” (i serbatoi in foto), già autorizzato e in costruzione, e un “2° step” (il collegamento a mare), oggi in valutazione». Il Comitato sostiene che questa scomposizione non sia consentita: «la normativa europea e nazionale impone di valutare insieme le opere funzionalmente collegate, per evitare che un progetto complessivamente rilevante “sfugga” a una valutazione ambientale piena. Nel caso di specie, la valutazione oggi in corso non tiene conto degli impatti dei 21 serbatoi già in costruzione: emissioni, rischio incendio, consumo di suolo, effetti cumulativi. Le tavole di progetto documentano peraltro una terza componente – il collegamento diretto tra il deposito e gli stabilimenti produttivi del gruppo – che il Comitato chiede sia anch’essa inclusa nel perimetro della valutazione. Si sottolinea poi l’assenza di alcuni elaborati progettuali che il proponente dichiara di aver trasmesso al Ministero, ma non reperibili sul portale pubblico delle valutazioni ambientali.

Porta Vecchia, Monopoli

Così come aver qualificato il deposito come infrastruttura energetica strategica di interesse nazionale non risponde alla normativa relativa esclusivamente ai depositi costieri di oli minerali. «La stessa normativa che ha permesso l’autorizzazione rapida del parco serbatoi (il regime “ZES unica per il Mezzogiorno”) – spiegano i cittadini del Comitato – esclude dal proprio campo di applicazione gli impianti e le infrastrutture energetiche, e vieta il frazionamento dell’iter autorizzativo di uno stesso intervento in titoli acquisiti in tempi diversi».

Rendering del campo boe

Rischio ambientale

Il Comitato sottolinea poi nelle sue osservazioni che: «L’area dove sorgerebbe il campo boe ricade in prossimità della zona speciale di conservazione “posidonieto San Vito-Barletta” che tutela le praterie di posidonia oceanica (habitat 1120) e le scogliere a coralligeno (habitat 1170)». Il proponente sostiene di collocare boe e ancoraggi in uno “spiazzo sabbioso” libero da vegetazione e propone in ogni caso un eventuale trapianto di posidonia, al fine di compensare l’eventuale impatto. L’area è poi tutelata come fascia costiera ai sensi del Codice dei beni culturali e del Piano Paesaggistico regionale, che ha già espresso una valutazione di incompatibilità così come è a rischio il potenziale archeologico subacqueo.

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