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Home » Unicef, 20 milioni di bimbi vittime di abusi facilitati dalla tecnologia
Società

Unicef, 20 milioni di bimbi vittime di abusi facilitati dalla tecnologia

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 3, 20265 min di lettura
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Unicef, 20 milioni di bimbi vittime di abusi facilitati dalla tecnologia

Una realtà dolorosa e numeri che spingono a una necessaria riflessione, quelli rivelati dall’ultimo rapporto Unicef su come le tecnologie digitali favoriscano gli abusi sessuali sui minorenni. 

Si stima che 20 milioni di bambini e adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni in 21 paesi- ovvero quasi 1 su 5 – siano stati vittime di almeno una forma di sfruttamento e abuso sessuale facilitato dalla tecnologia nel corso di un solo anno.

Secondo i risultati, quasi il 60% dei casi si è verificato su piattaforme di social media quali Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp, mentre il 14% dei casi è avvenuto nei giochi online, dove le caratteristiche, le funzioni e il design delle piattaforme sono stati utilizzati per sfruttare la fiducia degli utenti, come sottolinea il rapporto.

‘Through Children’s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse‘ stima che oltre 15 milioni di bambini siano stati esposti a contenuti sessuali indesiderati, che a 9 milioni sia stato chiesto di partecipare a conversazioni a sfondo sessuale o di condividere immagini sessuali contro la loro volontà e che 4 milioni di bambini abbiano visto diffuse immagini sessuali che li ritraevano senza il loro consenso. 

Tuttavia, la reale portata del fenomeno è probabilmente molto più ampia a causa della mancata segnalazione da parte dei bambini.

Oltre il 40% dei casi di abusi facilitati dalla tecnologia non è mai stato condiviso con nessuno, mentre meno dell’1% è stato segnalato alle autorità, quali la polizia, gli assistenti sociali o le linee di assistenza. 

Catherine Russell, Direttrice generale dell’Unicef, ha affermato che “queste esperienze causano un profondo disagio emotivo e psicologico. Molti bambini soffrono in silenzio, senza sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto. Non possiamo distogliere lo sguardo”.

Nei paesi oggetto dell’indagine, il 57% dei casi ha coinvolto una persona che il minorenne già conosceva, tra cui coetanei, partner sentimentali, amici e familiari, mettendo in discussione l’idea che gli abusi online siano perpetrati principalmente da estranei. Allo stesso tempo, il 38% dei minori ha incontrato per la prima volta l’autore dell’abuso online, con prove che dimostrano come gli abusi siano facilitati, ad esempio, da account falsi e dalle funzionalità di messaggistica privata.

Lo sfruttamento e gli abusi sessuali facilitati dalla tecnologia possono avere un impatto profondo sul benessere emotivo dei bambini, sul loro senso di sicurezza e sulla fiducia che ripongono negli altri. Le esperienze descritte dai bambini durante le interviste condotte nell’ambito della ricerca si sono spesso concentrate su paura, vergogna, confusione e isolamento, con molti di loro che faticavano a comprendere cosa fosse successo o dove cercare aiuto.”Non sapevo come reagire… mi sentivo un po’ sotto shock”, ha raccontato una giovane donna della Repubblica Dominicana, dopo che, all’età di 14 anni, alcune sue immagini private erano state diffuse senza il suo consenso. 

Un’altra partecipante alla ricerca, riflettendo su un’esperienza simile, ha affermato di essersi sentita “la persona più sfruttata, la più sporca, la peggiore”. Secondo l’analisi, i bambini vittime di sfruttamento facilitato dalla tecnologia erano quattro volte più inclini a riferire pensieri o comportamenti suicidi e autolesionismo, e riportavano livelli significativamente più elevati di ansia. In Messico o in Macedonia del Nord, ad esempio, il rischio di pensieri o comportamenti suicidi era più di otto volte superiore tra i bambini che avevano subìto abusi, mentre in Pakistan il rischio di autolesionismo era oltre sette volte superiore.

A livello globale, il motivo più comune per cui i bambini sono rimasti in silenzio è stato il non sapere a chi rivolgersi o a chi raccontarlo. In alcuni paesi oggetto dell’indagine, i tassi di mancata segnalazione erano ancora più elevati, tra cui l’Armenia, dove più della metà dei casi non è mai stata condivisa con nessuno. I risultati evidenziano l’urgente necessità di un intervento da parte dei Governi, delle aziende tecnologiche e delle altre parti interessate per proteggere meglio i bambini nell’era digitale. 

Il rapporto Unicef  chiede un intervento urgente per: rendere le piattaforme digitali più sicure fin dalla progettazione, con maggiori tutele della privacy per i minorenni, restrizioni sui contatti non richiesti da parte di adulti, sistemi di riferimento più sicuri e un miglioramento dei meccanismi di individuazione e segnalazione degli abusi.

Rafforzare le leggi, la regolamentazione e la responsabilità, garantendo che i Governi dispongano degli strumenti e delle misure di applicazione necessarie per affrontare le forme di abuso in continua evoluzione, tra cui l’estorsione sessuale e il materiale pedopornografico generato dall’intelligenza artificiale. 

Creare sistemi di segnalazione e di sostegno di cui i minorenni possano fidarsi, compresi investimenti nella protezione dell’infanzia, nella sanità, nella giustizia e nei servizi sociali. Spostare l’onere della protezione dai bambini, assicurando che le famiglie, le scuole e le comunità reagiscano alle segnalazioni offrendo sostegno e aiutino i bambini a cercare assistenza in modo sicuro. 

Ridurre le vulnerabilità economiche di cui approfittano gli autori di abusi, rafforzando il sostegno alle famiglie e ampliando le opportunità di istruzione e occupazione per bambini e giovani. Affrontare le norme sociali e di genere che normalizzano la sessualizzazione delle ragazze e stigmatizzano le sopravvissute alla violenza sessuale. “Tutti noi, compresi i Governi e le aziende tecnologiche, dobbiamo fare di più per proteggere i bambini online“, ha affermato Russell.

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