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Home » Veneto Est, l’effetto Iran minaccia la debole crescita
Economia

Veneto Est, l’effetto Iran minaccia la debole crescita

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 5, 20263 min di lettura
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Veneto Est, l’effetto Iran minaccia la debole crescita

La Congiuntura dell’Industria del Veneto Orientale (consuntivo primo trimestre 2026 – previsioni aprile-settembre 2026) condotta da Confindustria Veneto Est, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 754 aziende manifatturiere e dei servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo, fotografa i primi effetti di uno scenario peggiorato.

La tendenza

I dati mostrano che l’attività manifatturiera ha aperto l’anno ancora in risalita, sebbene meno intensa del periodo precedente. Ma il conflitto in Medio Oriente riduce le attese di crescita. Nel primo trimestre 2026, la produzione registra un incremento del +0,8% su base annua (dopo il +2,6% del quarto trimestre 2025), più marcato per le medio-grandi imprese (+2,2) e il metalmeccanico (+2,6%), sostenuto dall’accumulo precauzionale di scorte. L’export risulta in tenuta, prima del conflitto, a quota +0,2%. L’impatto della guerra e dell’impennata di prezzi energetici e materie prime emerge però nella brusca flessione delle attese di produzione, stabili tra aprile e settembre per il 58,3% delle aziende, in calo per il 25,2%.

Sul fronte delle vendite, migliora il fatturato dell’industria nel primo trimestre grazie a una crescita del 1,1% sul mercato interno, e meno (ma sempre in segno positivo= sul mercato estero (+0,2%), sintesi di una crescita per i mercati Ue (+1,0%) e di una flessione per quelli extra Ue (-1,2%). Gli ordini registrano un aumento tendenziale del 2,4%. Pressoché stazionaria, ma in rallentamento l’occupazione (-0,1%).

Peggioramento

La crisi del Golfo scoppiata a fine febbraio infiamma i prezzi delle materie prime, energetiche e non: raddoppia sino al 64% (dal 32,3), con punte del 70,1% nel metalmeccanico, la quota di chi le rileva in ulteriore aumento nei primi tre mesi. Cresce l’inflazione e la Banca centrale europea potrebbe rialzare i tassi a giugno, così l’incertezza riduce la domanda di credito: il costo del denaro in aumento per il 13,6% delle aziende, la liquidità aziendale è tesa per il 14,6%.

Il prolungarsi del conflitto amplia il suo impatto sull’economia. Il petrolio resta troppo caro, crescono i prezzi al consumo e l’attesa di un rialzo dei tassi, calano la fiducia e le attese sull’industria, che stava provando a risalire. Le previsioni per aprile-settembre sono orientate in prevalenza per il mantenimento dei livelli produttivi, ma aumenta di dieci punti la quota di chi prevede una diminuzione (25,2%), il 16,5% un aumento, a fronte del 58,3% che propende per la stabilità. Le attese sull’andamento degli ordini interni sono in calo per il 35,5%, stabili per il 52,7%. Peggiorano quelle sulla domanda estera, in calo per il 34,7% (dal 17,7), stabili per metà delle imprese e in crescita per il 15,2% (il 25,9% nelle medio-grandi). Il 34,6% prevede nuove assunzioni (il 50,1% nelle medio-grandi).

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