Mantenere alta la guardia contro il virus West-Nile, di cui ormai non si parla più, ma che continua a circolare, soprattutto in Italia, con 139 casi umani in 45 Province (e con le città di Campobasso e Viterbo che per la prima volta segnalano infezioni acquisite localmente). Efsa – l’Autorità per la sicurezza alimentare – dirama oggi una fotografia al 5 agosto scorso in Europa, realizzata in collaborazione con l’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), con una raccomandazione finale: proteggetevi.
«Sebbene inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025 – commenta Giusi Amore, funzionario scientifico dell’Unità Rischi biologici, salute e benessere animale dell’Authority di Parma – il numero di casi umani affetti da WNV in Italia rimane elevato, così come il numero di focolai segnalati tra gli uccelli e questo significa che la trasmissione continua a essere sostanziale». Ed è questo il punto. A differenza di umani ed equidi – considerati ospiti terminali -, zanzare ed uccelli contribuiscono ad alimentare il ciclo. Le prime, infatti, si infettano quando pungono e succhiano il sangue di un uccello infetto: agendo da vettori, diffondono il virus ad altri animali. Al momento sono sette i Paesi europei interessati da 245 casi umani di infezione da WNV (ci sono stati dodici decessi). Gli stessi sette Paesi hanno segnalato focolai in uccelli e/o equidi (17 focolai tra gli equidi e 74 tra gli uccelli). I casi umani provengono da 58 regioni europee, contro le 40 regioni di sei Paesi di un anno fa. Dopo l’Italia (con il 56,7% dei casi umani e il 75,8% dei focolai in equidi ed uccelli), la Grecia risulta il Paese più esposto, con 65 casi (26,5%), ma con soli cinque focolai negli equini e nessun focolaio tra gli uccelli. In Europa, analogamente agli anni precedenti, la maggior parte dei casi umani ricorre in maschi di età pari o superiore a 65 anni. Nella maggior parte dei casi ha comportato il ricovero ospedaliero (72%) e sintomi neurologici (58%) «La perseveranza del virus – dice Amore – può essere in parte spiegato dalle condizioni climatiche favorevoli e dagli hotspot ecologici, come zone umide e aree agricole, che possono favorire la proliferazione di zanzare e animali selvatici coinvolti nella diffusione del virus. Anche l’intensa sorveglianza in Italia potrebbe contribuire agli elevati tassi di segnalazione».
Ma la precauzione è d’obbligo. «Dato che la trasmissione raggiunge in genere il picco in agosto e settembre, è importante far sapere alla popolazione che deve proteggersi dalle punture di zanzara utilizzando repellenti, zanzariere ed eliminando l’acqua stagnante intorno alle abitazioni», conclude Liese Van Gompel, funzionario scientifico per le malattie trasmesse da alimenti, vettori e zoonosi, dell’ECDC.







