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Home » Regione Emilia-Romagna e industria ceramica: no alle regole Ue sulla CO2
Economia

Regione Emilia-Romagna e industria ceramica: no alle regole Ue sulla CO2

Sala StampaDi Sala StampaNovembre 20, 20254 min di lettura
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Regione Emilia-Romagna  e industria ceramica:  no alle regole Ue sulla CO2

Sull’industria ceramica, molto energivora, pesa per il 15%, percentuale di maggiorazione del costo del gas naturale. Vale a dire qualcosa come 100-120 milioni all’anno. È l’impatto della disciplina europea Ets (Emission trading system), sistema che fissa il tetto massimo di gas climalteranti che possono essere emessi sul territorio Ue e che obbliga le imprese ad acquisire, a titolo oneroso o gratuito, appositi titoli (le cosiddette quote) per poterli emettere. Una tassa occulta, che aggrava il problema del caro energia. E contro la quale si schierano adesso, uniti in un fronte comune, Confindustria Ceramica, sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e Regione Emilia-Romagna.

«Porteremo una proposta condivisa alla Commissione europea, l’impianto normativo va modificato» anticipa il vicepresidente della Regione, Vincenzo Colla. Una revisione che si rende ancora più necessaria ora, alla vigilia della riduzione delle quote di CO2 a titolo gratuito, prevista a partite dall’inizio del prossimo anno. In gioco c’è molto, come hanno concordato ieri i vertici dell’associazione degli industriali del settore, dei sindacati e lo stesso Colla. E il tempo stringe dal momento che è atteso per dicembre un regolamento omnibus sull’ambiente che potrebbe essere l’aggancio per una riforma del sistema. «Devo dire – osserva Giorgio Romani, vicepresidente di Confindustria Ceramica – che c’è stata piena comprensione da parte delle organizzazioni sindacali della situazione in cui ci mettono normative che ci espongono a rischi grossi. Perché non è accettabile che la nostra industria, fortemente vocata all’export, possa competere sottostando a regole che non sono previste nei Paesi extra-Ue. C’è la piena consapevolezza che dobbiamo lavorare uniti».

Sulla stessa lunghezza d’onda Colla: «Non possiamo pensare di punire le aziende, dobbiamo invece dare loro il tempo di investire sulle tecnologie disponibili per una produzione sempre più sostenibile, accompagnandole lungo il percorso». Fonti rinnovabili, efficientamento energetico. «Il rischio concreto – prosegue Colla – non è dato solo dalla perdita di competitività nei confronti dei produttori indiani, cinesi e turchi che non devono rispettare le normative Ue e che stanno cercando di avanzare anche sul piano della tutela dell’ambiente. C’è anche il pericolo che le nostre aziende vadano a produrre all’estero, con la diminuzione di posti di lavoro e l’impoverimento del nostro patrimonio manifatturiero. Il punto è che oggi abbiamo una tassa e non un affiancamento». L’incontro – la prima riunione del tavolo settoriale industria ceramica – è stato voluto proprio da Colla, che condivide con il presidente della Regione Michele De Pascale l’idea che il sistema Ets, così come è impostato oggi, sia troppo penalizzante. E si è tenuto a Sassuolo, nel Modenese, vale a dire il cuore del distretto dove si concentra l’80% della produzione nazionale di piastrelle. Una produzione assicurata da una galassia industriale che conta complessivamente 248 imprese, per quasi 26mila dipendenti, e un fatturato di 7,6 miliardi, dei quali circa l’80% generato dalle vendite all’estero. In cinque lustri ha abbattuto della metà le emissioni di anidride carbonica per metro quadrato di prodotto, adottando tecnologie avanzate per l’efficienza energetica, la cogenerazione, la produzione fotovoltaica. Questo grazie ad investimenti che non riguardano solo le innovazioni di prodotto ma anche la sostenibilità: complessivamente 4,3 miliardi negli ultimi dieci anni. Proprio gli investimenti giocano un ruolo fondamentale nella partita che si sta giocando con Bruxelles. Il sistema Ets, così come è concepito ora, sta sottraendo risorse che, dicono le imprese, avrebbero potuto essere investite per garantire processi produttivi ancora più sostenibili: solo nel 2024 c’è stata una riduzione del 20%, pari a circa 80 milioni di euro. Per ora le imprese del settore, abituate a confrontarsi con il mondo, competono alzando sempre di più l’asticella dell’innovazione tecnologica e della qualità. «Ma questo è un obiettivo – ricorda Colla – che possono darsi anche i principali concorrenti stranieri, che hanno iniziato a fare investimenti anche sull’efficientamento energetico». Il vertice si è concluso con un comunicato congiunto che ha rilevato anche come «sia necessario unificare a livello Ue i sistemi fiscali e tributari, garantendo in tal modo uguali opportunità di competizione commerciale. Bisogna avere regole chiare e ben definite, sia in Italia che in Europa».

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