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Home » Bce, in Italia le famiglie pagano il doppio per l’elettricità rispetto alle industrie
Economia

Bce, in Italia le famiglie pagano il doppio per l’elettricità rispetto alle industrie

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 19, 20263 min di lettura
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Bce, in Italia le famiglie pagano il doppio per l’elettricità rispetto alle industrie

“L’economia continua a mostrare buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale“, anche se “le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali a livello mondiale e delle tensioni geopolitiche in atto”. Lo scrive la Bce nel bollettino economico.

“Il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine” e nel definire la politica monetaria deciderà “di volta in volta”, senza “vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”. 

 

In Italia le famiglie pagano per l’elettricità il doppio rispetto all’industria 

“Le famiglie dell’area dell’euro pagano circa il doppio per l’elettricità rispetto alle industrie ad alta intensità energetica, perché tutte le componenti della bolletta risultano più care”. 

Sempre nel bollettino si legge che “in Francia e nei Paesi Bassi le famiglie pagano circa il 64 e il 20 per cento in più rispetto alle industrie ad alta intensità energetica. Questo fenomeno è ancora più marcato in Germania, Spagna e Italia, dove i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie sono più elevati di circa il 100 per cento”.

I paesi che dipendono dai combustibili fossili importati per la produzione di energia elettrica “vanno tendenzialmente incontro a prezzi dell’elettricità più elevati, in quanto tali combustibili generalmente hanno costi marginali più elevati rispetto al nucleare o alle fonti rinnovabili. Inoltre, differenze nelle imposte nazionali e nella regolamentazione degli oneri di rete sono anch’esse all’origine di notevoli variazioni tra paesi nei prezzi finali dell’energia elettrica”, si aggiunge. 

 

Ripresa doppia velocità, ma tensioni geopolitiche e incertezze pesano sulla crescita

La Bce rileva anche che “le indagini continuano a segnalare una ripresa a doppia velocità con una crescita dei servizi più vigorosa rispetto al settore manifatturiero. In una prospettiva di più lungo periodo, l’attività nell’area dell’euro, sostenuta dalla domanda interna, dovrebbe recuperare gradualmente a meno di un’inattesa volatilità a breve termine”. 

Sottolinea che “i consumi dovrebbero trarre beneficio dall’aumento dei redditi reali e dal graduale calo del tasso di risparmio. L’aumento degli investimenti delle imprese, insieme alla considerevole spesa pubblica per le infrastrutture e la difesa dovrebbero inoltre sostenere l’espansione economica. Nondimeno, è probabile che le sfide legate alle turbative del commercio mondiale e all’acuirsi delle tensioni geopolitiche in futuro restino circostanze negative per la crescita nell’area dell’euro“.

Probabile, rileva l’Eurotower, “che il settore manifatturiero abbia toccato il punto minimo alla fine del 2025, dimostrando capacità di tenuta a fronte delle circostanze negative derivanti dal commercio mondiale e dall’incertezza geopolitica. La dinamica del settore delle costruzioni registra un rafforzamento, anche grazie al contributo degli investimenti pubblici”.

 

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