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Home » Trapianto record: cuore viaggia da Atene a Torino per 1.600 chilometri senza mai smettere di battere
Salute

Trapianto record: cuore viaggia da Atene a Torino per 1.600 chilometri senza mai smettere di battere

Sala StampaDi Sala StampaNovembre 23, 20254 min di lettura
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Trapianto record: cuore viaggia da Atene a Torino per 1.600 chilometri senza mai smettere di battere

Per la prima volta un cuore da Atene viene trapiantato a 1600 km di distanza senza mai interrompere il suo battito, nell’ospedale Molinette di Torino. Un cuore da trapiantare che è stato tenuto battente non solo durante il traporto, ma anche durante l’impianto nel paziente. Il caso è stato gestito a Torino dall’ospedale Molinette, i cui responsabili parlano di “superamento di una nuova frontiera”. L’organo, prelevato da una donatrice ad Atene non è stato più fermato, per un totale di 8 ore fra viaggio e operazione. “Una rivoluzione che permette di superare la barriera del tempo” affermano alla Città della Salute. Il ricevente è un uomo di 65 anni affetto da una grave cardiomiopatia dilatativa post-infartuale in attesa del trapianto da circa un anno. “Una volta di più – ha commentato Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte – il Sistema Trapianti della Regione Piemonte si conferma ai vertici italiani ed europei con un trapianto di cuore di eccezionale difficoltà tecnico-organizzativa.

Una rivoluzione che supera la barriera del tempo

Si tratta di un tipo di trapianto innovativo rispetto al quale l’Italia ha fatto da apripista: il primo trapianto al mondo di cuore sempre battente, dal prelievo all’impianto, è stato infatti eseguito lo scorso anno nell’Azienda ospedaliera di Padova. Ma qui c’è la grande novità che il cuore che poi sarebbe stato trapiantato nelle sale operatorie della Cardiochirurgia (diretta dal professor Mauro Rinaldi) del Centro Trapianti di Cuore e di Polmone dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, ha ripreso a battere a 1600 km di distanza, quella che separa Torino e Atene, e non è più stato fermato neanche durante il suo impianto nel torace del ricevente, per un totale di 8 ore. Una “rivoluzione”, appunti, che permette di superare la barriera del tempo perché il cuore è artificialmente perfuso durante tutte le fasi del trapianto (trasporto e impianto) senza soffrire per l’ischemia legata alla mancanza di sangue (di solito l’organo ha un tempo massimo di ischemia di 4 ore per essere trapiantato).

Come è funzionato il prelievo

Una donatrice greca in un ospedale di Atene viene segnalata dal Centro Nazionale Trapianti, diretto da Giuseppe Feltrin, e dal Centro Regionale Trapianti del Piemonte, diretto da Federico Genzano Besso, al Centro di Trapianto di Cuore della Città della Salute e della Scienza di Torino, diretto dal professor Mauro Rinaldi. Un’équipe prelievo delle Molinette, formata da Erika Simonato, da Matteo Marro, dal professor Andrea Costamagna e dalla dottoressa Domitilla Di Lorenzo, partita da Torino nel tardo pomeriggio raggiunge la Grecia con un jet privato. A mezzanotte inizia il prelievo. Il cuore viene prelevato e, dopo essere stato alloggiato in una macchina che permette di ripristinare la sua perfusione durante il trasporto (Ocs Heart, Transmedics) viene fatto ripartire. Il cuore ricomincia a battere nella macchina di perfusione ad Atene e trasportato in questo stato (battente) a Torino. Nel frattempo un paziente di 65 anni, affetto da una grave cardiomiopatia dilatativa post-infartuale in attesa del trapianto da circa un anno, viene portato nella sala operatoria della cardiochirurgia e preparato a ricevere il trapianto.

Il trapianto e il decorso

Il cuore arriva in sala operatoria battendo nella macchina di perfusione per circa sei ore. Il ricevente è in circolazione extracorporea e il suo vecchio cuore malandato è già stato espiantato. A differenza della pratica abituale, il cuore da trapiantare non viene fermato, ma viene collegato alla circolazione extracorporea che sta mantenendo in vita il paziente. In questo modo il cuore nuovo può essere staccato dalla macchina di perfusione usata per il trasporto mantenendo la perfusione stessa e il battito cardiaco. Il trapianto eseguito dal professor Massimo Boffini, dal professor Antonino Loforte e dalla dottoressa Barbara Parrella, coadiuvati dall’anestesista dottoressa Rosetta Lobreglio, viene condotto con il cuore che batte naturalmente, prima sorretto dalle mani dei chirurghi e infine nella sua posizione naturale, ovvero nel cavo pericardico del paziente. Il decorso post-trapianto si è svolto in maniera regolare e il paziente è stato trasferito dalla Terapia Intensiva (coordinata dalla dottoressa Anna Trompeo) al reparto di degenza ordinaria della Cardiochirurgia dopo pochi giorni. “Una storia a lieto fine che ancora una volta diventa esempio delle eccellenze della nostra Città della Salute e della Scienza a livello europeo e del valore dei nostri operatori”, ha evidenziato il direttore generale Cdss Livio Tranchida.

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